Verona, i 150 anni e il plebiscito
Sono 150 anni che il sentimento nazionale viene nutrito con tagli di nastri, intitolazioni di strade e piazze ai protagonisti ed ai luoghi del “risorgimento”. Nonostante ciò la questione dell’unità rimane, se ne discute, escono libri che rivedono sotto una nuova luce il processo di unificazione, permangono problemi annosi e irrisolti, come la mafia ed il controllo del territorio. Il che significa che qualcosa da chiarire c’è. Che c’è qualcosa di sbagliato alla radice, individuabile nel fatto che l’unificazione è avvenuta senza quel consenso e quella partecipazione che avrebbero consentito una costruzione più solida.
Ma dalla piega che stanno prendendo le celebrazioni pare che questo approfondimento non sia gradito. Meglio rimanere nella superficialità e limitarsi a qualche cerimonia.
I 150 anni dell’”unità d’Italia” potrebbero essere l’occasione per una rilettura della storia, facendo piazza pulita della propaganda che ci hanno propinato sui banchi di scuola nell’intento – anche encomiabile- di “fare gli Italiani” dopo che era stata “fatta l’Italia”.
E anche Verona potrebbe fare la sua parte in questa ricerca della verità.
Abbiamo un sindaco, leghista, che però ha saputo smarcarsi da certi atteggiamenti ultras per una posizione più matura e rispettosa della sensibilità nazionale e certamente più utile anche alla causa del nord. Tosi quindi, non essendo sospettabile né di secondi fini secessionisti, né di essere un patriottardo filo-garibaldino, potrebbe dare una svolta alle celebrazioni, facendosi interprete dei tanti veronesi che pur senza mettere in discussione l’Italia, chiedono legittimamente che il centocinquantenario sia occasione per far emergere la verità.
Ricordando, per esempio, che per Verona e il Veneto l’anniversario cadrà nel 2016 - e non oggi- e richiamando tutti a riflettere sui risultati del plebiscito del 1866, scolpiti su una lapide all’ingresso del Municipio, con il quale 88864 veronesi, contro 5, approvarono l’annessione all’Italia. Una sproporzione che non si verificherebbe nemmeno oggi. Una votazione “bulgara” che, esibita come manifestazione di consenso unanime, è in realtà la riprova di una manipolazione elettorale che non porta certo acqua a chi vuole seriamente approfittare delle celebrazioni per trovare le ragioni dello stare insieme degli italiani.
Leonardo Ferrari
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