sabato 19 marzo 2011

Lettera Politica 241

Libia: la Lega sbaglia
La Lega si è dissociata dalla decisione del governo di attaccare Gheddafi. Non è la prima volta che Bossi fa di queste scelte. Lo aveva già fatto per la guerra nell’ex Yugoslavia. Lo ha ripetuto chiedendo il ritiro dei nostri soldati dall’Afghanistan. Posizioni legittime, frutto di una visione politica che si può condividere o no. Ma secondo noi della “Lettera politica” questa volta la Lega sbaglia.
Sbaglia perché distinguendosi dalla maggioranza la indebolisce in un momento delicato e fa un regalo alla sinistra, permettendo che una decisione strategica come quella di partecipare all’attacco alla Libia di Gheddafi, venga presa grazie al consenso di buona parte dell’opposizione. Un regalo inaspettato per la sinistra nel marasma di una crisi senza precedenti. E, simmetricamente, un po’ di terra scavata sotto i piedi di Berlusconi in un periodo nero.
Sarebbe stata tutt’altra cosa se il centrodestra avesse affrontato compatto una scelta che per l’Italia è importantissima. Il distinguo di Bossi non fa presagire nulla di buono per la maggioranza che, dopo i danni fatti da Fini, si trova a gestire i nervosismi dei “responsabili” e altre fibrillazioni.
In più la posizione della Lega contraddice il suo impegno nella lotta all’immigrazione. Uno dei primi obiettivi dell’intervento italiano in Libia è quello di creare le condizioni per controllare le coste da dove partono i barconi dei migranti. L’esperienza di questi anni ci ha insegnato che solo così è possibile attuare un’efficace prevenzione deli sbarchi. L’Italia non poteva lasciarsi scappare un’occasione del genere, quantomeno per questo obiettivo.
Infine la scelta della Lega indebolisce il governo a livello internazionale. E questo è l’aspetto più grave. La real politik di Berlusconi nei confronti della Libia, volta a tutelare gli interessi economici ed energetici italiani, aveva suscitato malumori soprattutto negli Usa. D’altra parte l’Italia aveva fatto alla luce del sole quello che tutte le altre potenze europee avevano fatto sottobanco. Quando però in Libia scoppia la rivolta e la sanguinosa repressione e tutto l’Occidente prende le distanze dal “rais”, anche Berlusconi, preso atto che non sussistevano più le condizioni dell’accordo italo-libico, aderisce alla linea dura.
A questo punto l’Italia non poteva esimersi dall’esercitare il suo ruolo di stato cardine nel Mediterraneo e bene ha fatto il governo a decidere la partecipazione dell’Italia all’intervento militare. Semmai c’è da chiedersi perché l’iniziativa non l’abbiamo presa noi.
Paolo Danieli

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