Funzioni e diritti: lo strano caso dei topi e delle gattare
In una lettera precedente abbiamo parlato di topi e zanzare. E’ un tema su cui si deve tornare. Il comune spende parecchi soldi per la derattizzazione. Ciò nonostante il problema persiste e, come già denunciato, è sempre più frequente vedere qualche pantegana scorrazzare per le strade o i giardini della città. Dicono infatti gli etologi che i topi sono tra i mammiferi più furbi e organizzati, e lo sono anche al punto di mettere in atto delle strategie per evitare le esche disseminate un po’ ovunque, rendendo così meno efficace la campagna di derattizzazione.
C’è però anche uno strumento naturale di derattizzazione. Esso è costituito dai gatti che, da che mondo è mondo, hanno come attività principale quella di mangiare i topi, tanto che, sempre secondo gli etologi, è proprio per questa loro funzione che sono stati resi domestici dall’uomo. Si tratta quindi di animali utili ed è quindi logico che godano di parecchie simpatie presso il genere umano. In particolare presso le gattare, quelle simpatiche signore che per buon cuore si premurano di nutrire i gatti randagi che scorrazzano per la città, il cui randagismo è praticamente protetto dalla costituzione, proprio perché essi svolgono una funzione sociale eliminando topi e ratti che notoriamente sono portatori di malattie.
Ora è evidente che se le gattare nutrono riccamente i gatti randagi, disseminando la città di piattini pieni di mangime granulare, di crocchettine, di patè e bicchieroni di latte, i gatti con la pancia piena non vanno a caccia di ratti, il numero dei ratti cresce e il comune deve poi spendere altri soldi per contenere la moltiplicazione di ratti e affini.
Molto meglio sarebbe, ai fin della lotta ai ratti se a queste signore venisse fatto divieto di nutrire i gatti randagi, lasciando così che i gatti rispolverino l’istinto predatorio e tornino a mangiare i topi. Così si ridurrebbe in modo non secondario il costo della derattizzazione.
Leo Ferrari
