100, 150, 200
Quello dell’unità d’Italia è un tema che ci appassiona. E’ un tema attuale, non perché c’è l’anniversario, ma perché suscita ancora passioni e tensioni. E’ un argomento che esce dalla cornice impolverata della rievocazione storica per entrare nei discorsi della gente e dei politici, al bar come nei talk-show.
Perciò ne parliamo, convinti che quando ci sono dei problemi è dannoso ignorarli ed è bene affrontarli. Non solo perché quest’anno cadono i 150 anni dello stato unitario, ma perché vogliamo cogliere l’occasione per guardare dentro la nostra storia senza le lenti deformanti della propaganda o della retorica e capire la ragione per la quale ancora oggi la celebrazione di quegli avvenimenti è fonte di polemiche. Lo dimostrano grandi e piccoli fatti, come il rifiuto di Durnwalder di partecipare ai festeggiamenti, la presa di posizione di Calderoli contro la festa del prossimo 17 marzo o numerose altre manifestazioni di dissenso a nord come a sud.
Non fu così nel 1961 quando venne celebrato il centenario. Tutto filò liscio perché il “miracolo economico” digeriva ogni tensione. Oggi invece anziché esserci una miglior disposizione a celebrare l’anniversario, si manifestano problemi, perché la crisi li enfatizza, specie se c’è la sensazione da parte di qualcuno di essere sfruttato.
Quando la torta è grande e la pancia piena nessuno ci fa caso se la fetta del vicino è più grossa. Ma quando le porzioni cominciano ad essere scarse, ecco allora che balzano subito agli occhi le sproporzioni. Come l’eccessiva pressione fiscale cui è sottoposto il nord, ben documentata da Luca Ricolfi nel suo saggio “Il sacco del nord” o l’esistenza di regioni a statuto speciale privilegiate rispetto alle altre, che per beffa sono chiamate a pagare i loro privilegi o altre quisquilie del genere.
Molti si chiedono in nome di che cosa vengano giustificati questi squilibri e perché mai li si deva accettare. La risposta che viene formulata ogni volta è che lo si deve fare in nome dell’unità nazionale.
Ma se l’Italia non viene riformata profondamente e con coraggio c’è il rischio concreto che fra cinquant’anni nessuno si ponga più il problema di festeggiare alcunché.
Palo Danieli
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