Aiutarli a casa loro
Il terremoto politico del nord-Africa può essere la causa di una nuova ondata migratoria verso l’Italia. Lo abbiamo già denunciato. Ma potrebbe anche essere un’opportunità per inaugurare una nuova politica estera volta a stabilire rapporti più stretti con Libia, Tunisia, Egitto e Algeria finalizzati a due principali obiettivi.
Il primo è quello di porsi, fra i paesi europei, come punto di riferimento politico ed economico per quell’area del mondo arabo che ha nell’Italia l’interlocutore naturale, vuoi per posizione geografica, vuoi per ragioni storiche. Questa strategia si collocherebbe in una linea di continuità non solo con la politica della “quarta sponda” di mussoliniana memoria e con quella di Enrico Mattei, ma anche con quella di Giulio Andreotti, notoriamente attento alle dinamiche del mondo arabo. Berlusconi, tanto criticato per la real politik attuata con Gheddafi, non ha fatto altro che proseguire su una strada già tracciata che, al di là di alcuni aspetti scenografici, è quella più conveniente. C’è infatti un filo logico che suggerisce a chi guida l’Italia di avere una particolare attenzione per un mondo che, se curato adeguatamente, può rappresentare un’opportunità, ma che se trascurato può diventare un pericolo.
E qui passiamo al secondo obiettivo, che è il controllo dell’immigrazione. Com’è noto la costa tunisina e libica sono il punto di partenza di un’ondata migratoria che se non controllata potrebbe diventare devastante per l’ordine e l’economia del nostro paese. La miseria dell’Africa sta alla base di una pressione immigratoria senza precedenti che, se non controllata, fatalmente sarà fonte di sconvolgimenti soprattutto per l’Italia. Non rendersi conto che siamo di fronte ad uno di quei cataclismi umani destinati a cambiare una parte del mondo sarebbe da idioti. E’ quindi necessario prendere provvedimenti per porre fine agli sbarchi. Ma non basta.
Bisogna agire a monte. Bisogna intervenire là dove ci sono le cause del fenomeno per risolverlo. E allora i rivolgimenti politici in corso nel nord-Africa sono l’occasione per una lungimirante politica di collaborazione con i governi che s’insedieranno per fare lì degli investimenti, per dare lì lavoro e istruzione a chi crede di trovarlo in Italia, per spiegare lì che in Italia non c’è più posto, per organizzare lì i centri di accoglienza per chi non se ne vuole fare una ragione e cerca di partire lo stesso.
Paolo Danieli
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