martedì 5 aprile 2011

Lettera Politica 244

Caos mediorientale
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a tumulti e rivolte in Costa d’Avorio, Mauritania, Algeria, Albania, Tunisia, Libia, Egitto, Siria, Djibuti, Yemen e Bahrain.
Gli analisti e i giornalisti ne hanno parlato con una certa dose di semplicismo, dicendo che una regione in cui la democrazia e la libertà erano state a lungo represse da regimi non democratici o imperfettamente democratici, stava finalmente arrivando alla democrazia così come dal 1975 ci erano arrivati i paesi dell’Europa Meridionale, i paesi latinoamericani, i paesi del sud est asiatico. Questa nuova ondata di democratizzazione, per utilizzare la felice espressione coniata da Samuel Huntington nel 1991, solleva numerosi questioni. Ne affronterò solo uno.
Cosa succederà adesso? I politologi che studiano i processi democratici, e ne abbiamo di bravissimi in Italia, sanno che il crollo di un regime non democratico non porta necessariamente alla nascita di un regime democratico, non assicura che la neonata democrazia sia in grado di sopravvivere, non assicura la stabilità e non assicura che forze e gruppi antidemocratici possano avvantaggiarsi dell’opposizione popolare al regime precedente per dar vita ad un regime altrettanto antidemocratico.
Se questo accadesse anche in Medio Oriente non sarebbe una novità. Per questo oggi gli studiosi parlano di quasi democrazia, di democrazie imperfette, di democrazie illiberali, di autoritarismi elettorali e così via. Sono molti i paesi che in anni recenti si sono avviati sulla strada della democrazia e non sono mai riusciti a raggiungerla.
Cosa succederà in Medio Oriente per ora nessuno lo sa, ma è già chiaro che la destabilizzazione regionale potrebbe avere delle severe ripercussioni anche per noi: gli stati destabilizzati non sono in grado di far nulla contro il terrorismo internazionale, non sono in grado di controllare i propri confini, non sono in grado di porre un freno a quelle ondate migratorie cui assistiamo quotidianamente.
E mentre le nostre coste vengono invase a molti italiani viene il sospetto che la violenza verbale della Lega sia solo uno stratagemma per mascherare una assoluta incapacità di trovare soluzioni concrete per problemi reali. Bossi dice che i profughi, veri e sedicenti, devono andare ‘fuori dalle balle’. Da vero leghista avrebbe dovuto dire ‘fuori dai Maroni’, perchè se continuano a venire dimostrano che anche il migliore dei ministri leghisti non vale un granchè.
Riccardo Pelizzo MA Ph. D.

2 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  2. L'analisi è molto dettagliata, e fotografa bene la situazione, la scusa della trovata democrazia in questi stati sembra un lasciapassare per invadere il nostro territorio senza regolamentazione, quindi è difficilmente condivisibile, per i cittadini in genere e in particolar modo per l'elettorato di destra.
    è molto chiaro questo sondaggio pubblicato da libero (il sito, non il quotidiano)
    http://affaritaliani.libero.it/static/upll/affa/affari-italiani-rel-11.pdf
    solo il 29% degli italiani vogliono accogliere gli immigrati, il resto li vuole bloccare prima del loro arrivo o rispedire al mittente se arrivati

    http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0900_rapporto_criminalita.pdf
    se poi si guarda quello che fanno gli immigrati in italia, si capisce come mai i cittadini non siano propensi ad accoglierli
    questo documento del ministero degli interni, si riferisce al periodo 2004-2006 e a pagina 363 c'è un prospetto che spiega molte cose
    è la suddivisione dei reati per nazionalità, dove si vede che, benchè gli immigrati siano meno del 10% della popolazione i reati che commettono sono mediamente il 30/40% del totale con un picco del 61% per i furti in abitazione; chi professa il buonismo dovrebbe riflettere su questo!
    Personalmente ho un'ottima stima di Maroni, lo reputo uno dei pochi politici credibili che abbiamo in Italia, e la situazione non è facile da gestire, ma i risultati li potremo giudicare a breve;
    tornando all'analisi, con un piglio critico costruttivo vorrei sottolineare che manca la parte successiva alla legittima fase di critica, e cioè non viene indicata una possibile soluzione alternativa;
    nel mio piccolo penso che sarebbe molto utile se per legge uno straniero che commettesse un reato qualsiasi perda per sempre la possibilità di poter acquisire, in futuro, la cittadinanza, incluso anche il reato di immigrazione clandestina; il messaggio sarebbe semplice, se entri in Italia in modo non regolare sei già sicuro che mai e poi mai, nemmeno dopo 30anni potrai avere la cittadinanza, e questa cosa, per poter funzionare, dovrebbe essere comune a tutti gli stati europei, vista l'esistenza del trattato di shengen.
    Emiliano

    RispondiElimina