venerdì 22 aprile 2011

Lettera di un Lettore

Leggo da un articolo di Paolo Del Debbio su Il sole 24 ore dei giorni scorsi:”Con queste convenzioni non si va da nessuna parte.Occorre cambiarle”.Lo ha detto Giulio Tremonti,continua l’autore: “un atto politico come mai si era sentito da parte del professore di Pavia?Cosa l’Europa non gli consente di fare di ciò che vorrebbe fare?”
Il problema,riassumendo il contenuto dell’articolo, è duplice: economico e politico.
Ciò va nella direzione che la Lega di Bossi sta ribadendo anche per bocca del ministro dell’Interno Maroni, in occasione del problema migratorio.”Questa Europa non serve”, ha detto Maroni.
Tutti e due,quindi, concordano che con queste regole non si va da nessuna parte di fronte ad un’Europa reale.
L’autore propone una sua interpretazione.Il ministro dell’Economia sembra propenso a non occuparsi più dell’economia pubblica, i conti dello Stato sono tutto sommato in regola a quanto dicono le Agenzie di controllo in questo campo,mentre l’America di Obama è in ginocchio.
Sembra intervenire,continua, nell’economia “privata” attraverso interventi legislativi,vedi il caso Parmalat, dove sembra intervenire con soldi pubblici( della Cassa depositi e prestiti) per impedire la scalata dei francesi di Lactalis.
Secondo Del Debbio, è da tempo che sostiene un po’ più di colbertismo.Com’è noto, Colbert fu il ministro del Re Sole che mise pesantemente le mani nell’economia francese,protesse l’economia nazionale concedendo aiuti alle stesse.Venendo ai giorni nostri, gli articoli 85 e 86 Trattato europeo non consentono ciò, prevedendo deroghe alle leggi della concorrenza in materia di aiuti statali all’economia, ma per situazioni eccezionali.La concorrenza è la regola generale e gli aiuti pubblici vietati.
E’ per questo che le convenzioni europee,secondo l’interpretazione delle parole del Ministro che ne fa l’autore dell’articolo, sono obsolete o da rifare:”Come avrebbe detto il Professor Tremonti sono regole eccessivamente mercatiste?Cioè vi è in esse troppa fiducia nel mercato e nelle sue potenzialità?”
Concordo con la sua conclusione:”Noi siamo di quelli che credono più al mercato che alla politica,tutto compreso,ma non andiamo più molto di moda”.
A questo mi permetto di aggiungere che nei giorni scorsi si era sentito parlare di possibili uscite dall’ Unione europea di alcuni Stati dalla stessa.
D'altronde in occasione dei vari vertici europei,tenuti dai Capi di Stato-governo o Ministri,poco sappiamo se tale ipotesi sia stata prospettata per risolvere i problemi che si sono succeduti:immigrazione e deficit economico di alcuni Stati membri.
Tutto ciò per i più volte prospettati e poi attuati veti incrociati delle rispettive diplomazie nazionali,data la scarsa informazione di noi cittadini europei e,nonostante tutto,elettori dei ns. rappresentanti politici europei.
A fronte di ciò ci si stupisce dell’avanzata in alcuni Paesi di partiti cosidetti nazionalisti,dichiaratamente antieuropei, per motivi spesso relativi all’immigrazione o critici verso l’integrazione economica in generale,così come si è formata finora.
Tale affermazione si sta verificando nel nord-europa,nei Paesi scandinavi, ma anche con sorpresa nei Paesi dell’est Europa.In Italia la Lega, che è però a suo dire partito regionalista.
Pochi sanno che nel Trattato europeo è contenuta una norma o quantomeno un principio sotteso alle normative, per il quale è possibile che uno Stato membro fuoriesca dal consesso europeo ma a scapito dello scioglimento dell’Unione stessa.
Ciò vale per i Paesi fondatori, cosiddette “piccole patrie”, di cui l’Italia di diritto ne fa parte,non è dato sapere anche per gli altri.
Questi sono i pegni che noi cittadini e elettori europei dobbiamo pagare per farne parte.
 Cordiali saluti.

                                                                   Alessandro Avanzini

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