Vincitori e vinti
Il 25 aprile continua a innescare polemiche. Logica vorrebbe che quegli eventi fossero storicizzati, ma le passioni mosse allora sono state talmente forti che non sono ancora sopite. E se ne discutiamo vuol dire che i vincitori non hanno vinto completamente e i vinti non hanno perso completamente. Altrimenti se ne parlerebbe con lo stesso distacco con cui si trattano altre date.
Nel celebrare il 25 aprile c'è il retropensiero che quella vittoria non sia stata poi così definitiva. E non tanto per le vicende belliche, che oggettivamente hanno lasciato vincitori e vinti, quanto per i risultati politici. Lo slogan “ora e sempre resistenza”, tirato fuori dal cassetto dei ricordi del'68, la dice lunga sulla convinzione di dover ancora resistere a qualcosa di riconducibile al nemico di allora. Posto che la democrazia non è in pericolo e che una restaurazione del fascismo è impensabile, c'è allora qualcos'altro che sottende questo stato d'animo. Per capirlo bisogna esaminare gli effetti della liberazione. Ce n'è stato uno immediato: l'abbattimento della dittatura fascista e l'instaurazione della democrazia, risultato che gli antifascisti celebrano a buon diritto.
Ma ce né uno di più ampia portata, che consiste nell’aver contribuito a determinare gli attuali assetti del mondo, che solo oggi possiamo toccare con mano perché erano rimasti congelati per quasi cinquant'anni dalla guerra fredda. E che consistono nel primato dell'economia e del mercato, nella perdita di centralità dell'Europa, in una pressione immigratoria senza precedenti che mette in pericolo la nostra stessa identità, nell'impoverimento generale e nella precarizzazione non solo del lavoro ma della stessa esistenza come conseguenza della globalizzazione.
Assetti che stanno generando un disagio crescente in tutt'Europa e che rivelano come molte delle intuizioni e delle proposte politiche e culturali dei vinti fossero giuste. Quali? Ne butto lì qualcuna: primato della politica e dell'etica sull'economia, valorizzazione dell'identità nazionale e della civiltà europea, collaborazione tra capitale e lavoro, difesa dei valori tradizionali, regolamentazione del mercato, ecc.
Insomma, se i vincitori avevano ragione in merito a libertà e democrazia, i vinti l'avevano su tante altre cose. Continuare oggi a resistere contro gli errori propri e le ragioni degli altri non ha senso. Rende solo più difficile la soluzione dei problemi.
Paolo Danieli
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