Un colpo d’ala
Il momento che stiamo attraversando non è dei migliori. A complicare una situazione già non facile ci si è messa la politica internazionale. Quattro i fattori che ci mettono in difficoltà: la destabilizzazione del nord-Africa; l’ondata immigratoria; l’inconsistenza dell’Europa; l’intraprendenza della Francia.
Le rivolte nel mondo arabo sono la causa diretta ed indiretta dell’aumento della pressione immigratoria sul nostro paese che ha rimesso in discussione la politica di contenimento attuata fino a ieri dal governo con successo. Perfino il ministro degli interni Maroni si trova a fare delle cose che non sono certo da leghista, come quella di distribuire regione per regione gli arabi arrivati sui barconi. E la Lega pagherà pegno, perché i primi a non condividere sono proprio i suoi elettori.
La guerra di Libia ha poi rimesso in discussione metà della politica estera di Berlusconi che puntava a rendere l’Italia non dipendente da un solo fornitore di energia e vedeva nella Libia un importante sbocco economico per le nostre imprese. Gli eventi hanno vanificato questo progetto, che pure era giusto. C’è da chiedersi che cosa abbiano fatto in Libia i nostri diplomatici e l’intelligence, visto che, a differenza dei francesi, non sono stati in grado di fornire per tempo al governo una lettura corretta della situazione che si stava determinando.
Il fatto che l’Italia sia stata abbandonata a sé stessa nel fronteggiare l’invasione dei barconi dimostra come la costruzione europea sia fragile e discutibile. L’Europa, così solerte ad emanare direttive che condizionano la vita dei paesi membri ed a multare gli inadempienti, è totalmente disinteressata di fronte ad un oggettiva emergenza che colpisce l’Italia, che costituisce la sua porta d’entrata a sud. Inoltre il nanismo politico dell’UE si evidenzia in tutta la sua gravità nella crisi Libica: se in economia valgono le regole dei burocrati di Bruxelles, in politica vale la logica dell’ognuno per sé.
Ad aggravare questo contesto si aggiunge l’intraprendenza della Francia che dopo essersi accaparrata importanti aziende italiane (vedi Parmalat, Bulgari, Bnl ecc.) ha deciso di sostituirci in Libia come partner privilegiato, specie nella gestione del petrolio, e per farlo non ha esitato a ricorrere all’azione militare. Le bandierine francesi sventolate dagli insorti sono la prova che l’operazione era stata preparata da tempo.
Le difficoltà esterne possono avere due effetti: quello di compromettere definitivamente gli assetti politici interni oppure quello di determinare una rinnovata coesione nazionale ed una ripresa. Per farlo, però, occorrerebbe un colpo d’ala….
Paolo Danieli
già, la francia...
RispondiEliminache sia un caso che i due paesi ex-colonialisti (la francia appunto e l'inghilterra) siano quasi sempre quelli che in ambito europeo assumono atteggiamenti prevaricatori e assolutamente antieuropei? credo che mai si potrebbe vedere il Texas cercare di "fregare" l'Arizona come sta facendo la francia con noi
ha veramente senso la Comunità Europea?
una volta l'Italia per uscire dalle crisi svalutava la lira per facilitare le esportazioni, e le aziende lavoravano a pieno ritmo, è vero, il petrolio (e con esso l'energia) costava di piu', ma era uno dei costi, non IL costo! ora prodi ci ha messo in una scialuppa di salvataggio di piombo portandoci nell'euro, nell'euro a questi parametri poi;
cosa arriva dall'Europa? le multe per le quote latte, che sono un assurdo, si multa un paese europeo e si permette di importare container interi di latte in polvere neozlandese...ma chi l'ha fatta sta legge? l'europa o la nuova zelanda (che per inciso farebbe parte dell'impero britannico...)?
l'Italia ha veramente bisogno di quel covo di lobbisti che è la comunità europea? dove tolgono tutti i dazi dalle merci in arrivo dalla cina e non si preoccupano che la cina faccia lo stesso con le nostre merci che vorrebbero andare in Asia?(rimossi meno di 2 anni fa i dazi residui sulle scarpe cinesi, le scarpe italiane continuano a pagare oltre il 30% per andare in cina)
l'Italia ha bisogno di vedere che le particolarità della nostra industria alimentare vengono bandite per legge (europea)per far posto ai prodotti da discount tedesco? ce ne frega qualcosa di pagare 60 centesimi una mozzarella fatta in Germania che poi diventa blu?
noi esportiamo con i parametri tedeschi e compriamo con i parametri italiani, praticamente ci stiamo suicidando... per cosa? per un'europa che quando ci sono cose tipo le emergenze del nord africa sembra che con il piede schiacci la faccia italiana negli escrementi;
per cosa accettiamo tutto questo?
ci siamo dimenticati che abbiamo il carattere, la spina dorsale per camminare da soli?
L'evidenza sembrerebbe essere che abbiamo rinunciato a combattere, se così fosse la domanda viene spontanea, per cosa?
Emiliano