lunedì 8 agosto 2011
Lettera Politica 285
Il declino americano
Il quadro è questo: il debito pubblico statunitense è stato declassato per la prima volta nella storia, il tasso di approvazione per il presidente ha toccato il punto più basso dell’intera presidenza, la disoccupazione rimane piuttosto alta al 9,1%, l’economia stenta a riprendersi, le missioni militari all’estero non vanno bene e i soldati statunitensi continuano a morire sia in Iraq dove le ostilità sono ufficialmente finite sia in Afghanistan dove si assiste ad una escalation di violenza da parte dei terroristi.
Non solo: la crisi economica statunitense e il declassamento del debito spingono le potenze economiche emergenti, la Cina in primis, ad alzare la voce, a dettare condizioni e chiedere garanzie, cosa un tempo impensabile.
Il quadro, fortemente negativo, ci preoccupa ma non ci sorprende. Da un anno a questa parte la Lettera politica ha documentato un fatto ampiamente acquisito nella letteratura politologica, ovvero che benchè gli USA rimangano la prima potenza mondiale in termini economici, scientifici e militari, il divario fra gli USA e gli altri paesi sia meno marcato di quanto fosse una volta, cosa che alcuni osservatori interpretano come il sintomo del declino statunitense.
Noi per aver suggerito che l’impero americano fosse in declino, siamo stati duramente criticati dai nostri lettori che nella superiorità politico-militare statunitense credevano come in un dogma di fede. Oggi del declino dell’impero americano ne parla il Corriere della Sera in vari articoli, firmati non da giornalisti italiani che in America ci sono stati solo in vacanza tra Orlando e Miami Beach, ma da esperti come Fareed Zakaria che oltre ad aver diretto importanti riviste politologiche è stato per anni un ascoltato consigliere dei governi USA.
Poco importa che noi avessimo colto le debolezze del sistema americano in anticipo su altri, più prestigiosi osservatori, quel che conta è adesso capire se e come gli USA possano risalire la china. Con un’ America debole, l’ordine mondiale potrebbe cambiare e questo cambiamento potrebbe essere per noi piuttosto svantaggioso.
Riccardo Pelizzo
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
se guardiamo bene la situazione forse non è proprio in questi termini;
RispondiEliminaforse è già al livello successivo!
la cina non ha alzato la voce, ha dettato l'agenda politico-economica agli stati uniti, in primis gli ha intimato di disarmarsi, di abbassare le armi;
una cosa che era sfuggita ai piu', pure qui sul blog, è il fatto che non tutte le agenzie di rating sono statunitensi, ma in realtà ve ne è già una pronta a sostituire gli usa anche in questo! dove? in cina of course. del resto è la normale conseguenza della politica commerciale degli ultimi anni, a livello mondiale; si è permesso alla cina di invaderci con i suoi prodotti a basso costo, di demolire i nostri comparti industriali, di applicare il dumping finanziario tenendo bloccato il cambio dello yuan, di illuderci con il loro mercato interno, che è rimasto loro...
non contenti, nell'ultimo decennio abbiamo (giustamente)imposto a tutte le aziende occidentali e giapponesi standard ambientali ed ecologisti molto costosi, continuando (colposamente) ad accettare i loro prodotti pericolosi, velenosi e realizzati in modo tanto inquinante quanto economico...
quindi? a che altro si poteva arrivare se non a questo?
forse a questo punto è rimasto da chiederci solamente chi è disposto a combattere per cercare di fermare tutto questo; non certo sul piano militare, in quanto logicamente con una popolazione ufficiale di 1,3 miliardi di persone (ufficiosa 1,6 senza contare i residenti esteri, cioè le quinte colonne...), ma sul piano commerciale ed economico;
se non siamo disposti a questo possiamo pure abbassare la serranda e metterci il cuore in pace, i nostri nipoti avranno gli occhi a mandorla!