Manovra finanziaria: Tosi ha ragione. La Lega no.
Il Sindaco di Verona Tosi ha ragione: la recente manovra finanziaria varata dal Governo, in questi giorni all'esame del Parlamento, va rivista. Tosi ha sottolineato l'ingiustizia del cosiddetto contributo di solidarietà che colpisce chi produce e le tasse le ha sempre pagate, senza peraltro distinguere sui carichi famigliari.
Il Sindaco di Verona ha anche criticato i nuovi tagli agli enti locali, che se confermati sarebbero giocoforza compensati con l'aumento della tassazione locale per non sopprimere i servizi essenziali.
D'altronde, se il cuore di Berlusconi gronda sangue (e il nostro sicuramente più del suo!) per avere messo le mani in tasca agli italiani, qualche responsabilità la Lega ce l'ha.
Il contributo non sarebbe stato necessario se il partito di Bossi avesse acconsentito a riformare le pensioni, non dico adeguandole a quelle tedesche (donne e uomini in pensione a 67 anni), ma quantomeno anticipando l'entrata in vigore dell'età pensionabile a 65 anni per le donne, allo stato fissata nel 2028 (fra 16 anni!). E, ancora, i tagli alle Regioni ed ai Comuni non sarebbero stati necessari se il Senatur avesse accettato l'abolizione di tutte le province, incluse quelle "verdi" (come del resto previsto nel programma elettorale). Insomma se da una parte le affermazioni di Tosi sono assolutamente condivisibili, dall'altra le responsabilità maggiori le ha il partito di Bossi, che ha condotto una battaglia conservatrice e demagogica. Conservatrice, perché così ha difeso un sistema oggi non più sostenibile. Demagogica, perché lo slogan "le pensioni non si toccano" non ha alcun senso, posto che nessuno mai si sognerebbe di toccare i diritti acquisiti, mentre il problema vero è quello di permettere ai giovani lavoratori di oggi di sperare di avere una pensione domani.
Il contributo non sarebbe stato necessario se il partito di Bossi avesse acconsentito a riformare le pensioni, non dico adeguandole a quelle tedesche (donne e uomini in pensione a 67 anni), ma quantomeno anticipando l'entrata in vigore dell'età pensionabile a 65 anni per le donne, allo stato fissata nel 2028 (fra 16 anni!). E, ancora, i tagli alle Regioni ed ai Comuni non sarebbero stati necessari se il Senatur avesse accettato l'abolizione di tutte le province, incluse quelle "verdi" (come del resto previsto nel programma elettorale). Insomma se da una parte le affermazioni di Tosi sono assolutamente condivisibili, dall'altra le responsabilità maggiori le ha il partito di Bossi, che ha condotto una battaglia conservatrice e demagogica. Conservatrice, perché così ha difeso un sistema oggi non più sostenibile. Demagogica, perché lo slogan "le pensioni non si toccano" non ha alcun senso, posto che nessuno mai si sognerebbe di toccare i diritti acquisiti, mentre il problema vero è quello di permettere ai giovani lavoratori di oggi di sperare di avere una pensione domani.
Come ho sempre sostenuto, la Lega è il partito (con tutta la nomenclatura pachidermica di partito) proletario del Nord, ossia non fa altro che dare al problema una connotazione meramente geografica, senza risolverlo. Questi credono veramente che cavando i soldi al Sud, di provenienza dalle imposte versate dal Nord, si risolvano tutte le questioni. Ma la questione è precisamente l'eccesso di imposizione fiscale che va a mantenere l'impianto sovietico del potere, burocratizzante e clientelare, al Nord come al Sud. Se manteniamo i soldi al Nord per darne di più a classe politica, enti locali, cadreghe e cadreghini e clientele aggregate, diritti acquisiti e sprechi, assistenzialismo e manie di grandezza, dove sta la differenza?
RispondiElimina