Ricostruire i partiti
Negli anni cinquanta Maurice Duverger, massimo politologo europeo disse che si poteva tranquillamente capire la politica continentale senza saper nulla di diritto costituzionale, ma che non si sarebbe potuto capire niente ignorando i partiti.
I partiti erano, come venne ribadito nella costituzione italiana, nella Grundgesetz (Legge Fondamentale tedesca) e nella costituzione francese, gli strumenti essenziali per l’espressione della volontà popolare, per la sua aggregazione, per la sua articolazione, per la scelta del personale politico, per tutto ciò che serve, insomma, perché un sistema politico democratico sia effettivamente tale.
La democrazia ha bisogno di partiti. C’è ovviamente il caso americano dove i partiti sono deboli, ma negli Stati Uniti sia la società che lo stato sono forti e pertanto la forza dell’una e dell’altro compensano alla debolezza dei partiti. In Italia invece, dove lo stato gode tradizionalmente di scarsa legittimità e dove la società non è affatto forte, dei partiti, che piaccia o no, non si può fare a meno.
Il problema oggi è che i partiti non sono più in grado di svolgere, per quanto approssimativamente, la propria funzione. Non godono del favore popolare, non hanno iscritti, dipendono dall’elemosina di stato per sopravvivere, sono sordi alle domande sociali, non sanno più integrare le esigenze che emergono dalla società, e, come abbiamo visto nella Seconda Repubblica, non sanno produrre classe dirigente.
Noi riteniamo pertanto che il primo passo per far funzionare la politica italiana in maniera più virtuosa consista nel ricostruire i partiti. Partiti veri, non di plastica. Partiti di popolo, non di eletti. Partiti di idee, non di slogan. Partiti che producano programmi e classe dirigente.
Solo così si possono evitare quelle degenerazioni del sistema politico che oggi, come al tramonto della prima repubblica, hanno destabilizzato il sistema politico italiano e lo hanno messo in balia delle speculazioni e degli attacchi internazionali.
Riccardo Pelizzo
la lettera è perfettamente centrata sul problema attuale, e cioè il divario che c'è tra politica e cittadini, che deve essere come indicato dalla lettera il primo punto da sanare;
RispondiEliminainfatti adesso si vedono entità ambigue avere ruoli politici; abbiamo visto i sindacati fare politica, organizzare manifestazioni politiche, mentre dovrebbero fare manifestazioni sindacali, il confine sembra labile e sottile, ma dovrebbe essere invece marcato!
esiste beppe grillo, e ha un seguito, ma qualcuno ha letto il suo programma? va dal "mandiamoli tutti a casa" al "piu' servizi e meno tasse" (dimenticando di spiegare con quali risorse), però attira la gente...perchè? perchè la politica non è più fatta di cittadini, infatti quante volte i politici parlano degli italiani in terza persona...loro non sono italiani?
beppe grillo che presenta un candidato sindaco a Milano e nessuno si accorge che così facendo si creerebbe un mostro capace di stare in politica mezzo secolo, intendendo "stare in politica" con "occupare i posti di comando"! la gente a queste cose risponde ma non si rende conto perchè il dialogo ora è precluso;
ci sono i movimenti del popolo viola, di "se non ora quando" che pur non dicendo nulla di concreto o i seriamente attuabile attirano centinaia di migliaia di persone;
ci sono i referenda, che la gente ha dimostrato di volere, quindi perchè non introdurli nella vita del partito, e dare la possibilità al sostenitore militante di far sentire la sua voce con regolari referenda interni ai partiti? quanta gente si riavvicinerebbe alla politica così?