martedì 28 giugno 2011

Lettera Politica 268


Riflessione sul debito
Da qualche giorno le agenzie di rating hanno ventilato la possibilità che l’Italia venga declassata a causa del nostro ingente debito pubblico.
E’ noto infatti che il debito pubblico italiano ammonti a circa 1,8 trilioni, che questo corrisponda al 116% del PIL e che il debito pro capite sia quantificabile in circa 30 mila euro.
Si tratta di un debito molto alto, che la classe politica fa bene a contenere, ma che comunque è su valori molto più bassi di quelli registrati per esempio in Giappone dove il debito pubblico ammonta al 225% del PIL.
Se invece di soffermarci sul debito pubblico, guardiamo i dati relativi all’external debt, cioè a quel debito pubblico e privato che un paese deve ai non residenti, vediamo che la situazione italiana è ancor meno allarmante.
Il debito italiano è del 124%, quello tedesco è del 143%, quello francese è del 188%, quello austriaco è del 226%, quello svedese è del 241%, quello belga è del 322%, quello olandese è del 344%, quello inglese è del 398%, quello svizzero è del 364%, quello norvegese è del 861%, quello irlandese è del 1224% e quello lussemburghese è del 4636%.
Insomma il debito estero italiano è inferiore a quello di tanti partner europei, per cui, posto che i dati forniti dalla CIA e dal Fondo Monetario siano attendibili, non sono i conti italiani quelli che debbono destare preoccupazione fra gli investitori stranieri e non si capisce perché si voglia abbassare il rating italiano quando la situazione debitoria di tanti altri paesi europei è notevolmente più drammatica.
Riccardo Pelizzo

22 commenti:

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  2. bè...non serve cercare molto per capire i motivi dell'atteggiamento intimidatorio delle agenzie di rating statunitensi:
    la lega ha fatto la voce grossa con il governo per il ritiro in libia mentre il senato americano non ha finanziato il proseguo della missione da parte degli USA, quindi all'atto pratico ci stanno dicendo che dobbiamo farcene carico noi, e se non lo facciamo ci presentano il conto, non c'è nulla di nuovo, ci hanno avvisato, se non rimaniamo buoni e servili faremo una gran fatica a vendere i prossimo BOT, e dovremo pagare ancora piu' interessi....
    ricordate l'anno scorso l'attacco a 360° sul vaticano partito dai paesi anglosassoni e riguardante i casi di pedofilia? casualmente si è scatenato subito dopo che il Papa aveva riaccolto nella chiesa cattolica 200 preti protestanti che tornavano all'ovile....
    un vecchio detto diceva che nemmeno il cane mena la coda per nulla!

    (riscritto per correzioni)

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  3. sentivo, giusto ieri,l'intervento di Jean-Paul Fitoussi che,oltre a confermare la solidità dell'economia italiana,ribadiva il fatto che le agenzie di rating devono rispondere delle loro "sparate".
    E' oramai evidente che si muovono per agevolare speculatori o per esercitare potere, per quali scopi lo lascio dire a chi ne sà più di me.
    Resta il fatto che l'unione europea dovrebbe imporre,come proposto da Fitoussi, alle agenzie di rating di rispondere del crollo improvviso di ciò che definiscono tripla A.
    Cosa ne pensi?

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  4. A maggior tranquillità degli ivestitori,mi è parso di sentire,dammene conferma,che la cina sia disposta a sostenere eventuali difficoltà in europa.

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  5. la cina è proprietaria del debito pubblico di tutti i paesi occidentali, così facendo si assicura carta bianca su tutto, ed è strano, perchè questa situazione l'ha acquisita violando tutte le leggi di mercato, dai marchi e brevetti al dumping finanziario, sociale e tutto il resto, quindi ci compra il debito con i proventi delle sue rapine, un po come se un ladro svaligiasse una banca e tornasse subito dopo a fare un fersamento sul suo conto....; sarebbe veramente interessante vedere i governi, oppure l'FMI dare un rating alle agenzie, solo che per assurdo a farlo dovrebbero essere i poteri forti, quelli che in questo caso sembrano usare proprio le agenzie di rating; infatti, in pochi giorni sono stati messi sotto osservazione il debito pubblico e diverse aziende ed enti italiani, cos'era se non una mossa politica?

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  6. E' l'effetto del regime che è subentrato all'eurocentrismo (e al suo colonialismo), cioè la cd globalizzazione. Il "novus ordo seclorum" della colonizzazione indiretta delle basi NATO, del WTO e delle multinazionali, il regime che preferisce tirare giù un aereo piuttosto che dichiarare apertamente una guerra (anche se ultimamente è ricorso più volte a quest'ultimo strumento). Paradossalmente anche l'UE ha fatto proprie le regole del gioco, ed è divenuta il contrario dell'Europa. Prima S&P's, poi anche altre agenzie si divertono a screditare l'Italia, ad onta dei salti mortali che sta facendo, a spese dei cittadini, cioè nostre.
    Tornando al merito, non posso che ribadire: si accolli il debito chi l'ha fatto. Non vedo perché dovrei accollarmi 30.000 euro che non ho richiesto e di cui non ho goduto.

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  7. le agenzie di rating sono soggetti privati che legittimamente fanno i loro interessi. ma chi ci dice che questa operazione coincida con la verità ovvero con lo stato reale delle economie che essi 'giudicano'. Se questo metodo può essere accettato per i privati non è detto che debba essere accettato per gli stati che semmai dovebbero essere sottoposti ad un giudizio di un ente pubblico sovranazionale e riconosciuto.

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  8. io credo che emiliano dica una cosa molto giusta: ai governi contemporanei si richiede di essere responsabili cioè di render conto di pensieri, parole, opere e omissioni.
    in inglese si dice che i governi debbano essere accountable.
    Quando emiliano dice che le agenzie devono render conto dei loro giudizi, soprattutto quando questi sono sbagliati e sono causa di grande disagio sociale, dice a mio avviso uan cosa molto giusta.

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  9. il fatto che le agenzie di rating dovrebbero rispondere delle loro indicazioni erronee è una cosa che condivido, ma è stata (giustamente) sollevata da Marangoni; io mi ero soffermato sull'uso politico che viene fatto di queste indicazioni; se ci fate caso non si parla piu' di interrompere le operazioni in libia, le agenzie di rating non fanno piu' dichiarazioni minacciose contro il governo, gli enti e le aziende italiane e l'asta dei titoli di stato di questa settimana è andata bene; il sunto è che:
    -noi continuiamo a spendere soldi in libia al posto degli americani;
    -i francesi si stanno costruendo il loro futuro ruolo di interlocutore privilegiato con il governo libico che si sta cercando di imporre;
    -abbiamo finanziato nuovamente il nostro debito pubblico;
    -i poteri forti dell'economia avranno certamente guadagnato qualcosa nella fisiologica fluttuazione borsistica dovuta al giochetto così organizzato
    -o normali investitori hanno perso qualcosa dalla medesima situazione, visto che nulla si crea e nulla si distrugge
    sopo pero' parzialmente d'accordo con Paolo, dovrebbe esserci si un ente pubblico sovranazionale, dovrebbe pero' valutare le agenzie di rating, perchè se valutasse direttamente l'affidabilità delle obbligazioni statali controllore e controllato coinciderebbero perdendo di credibilità

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  10. ecco un articolo che casca a fagiolo in questo dibattito

    http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=39655&sez=HOME_ECONOMIA&npl=&desc_sez=

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  11. Vi sottopongo questo contributo. I

    CMP

    Manovra: Standard&Poor's, restano rischi sostanziali per debito

    (AGI) - Roma, 1 lug. - La nota dell'agenzia di rating non manca di mettere in evidenza i fattori positivi della manovra. "Molte delle annunciate misure - si legge nella nota - potranno comportare indirettamente benefici per la competitivita' italiana". In particolare: i tagli nel settore del pubblico impiego, mentre le misure sulle pensioni "se implementate rafforzeranno la nostra opinione che l'indebitamento legato all'eta' pensionistica in Italia e' tra i piu' basso d'Europa". Inoltre, Standard and Poor's considera l'accordo tra Confindustria e sindacati per decentralizzare i contratti un "importante primo passo per promuovere la flessibilita' salariale". "Tuttavia - rileva l'agenzia - a causa della bassa crescita dell'Italia (la crescita media del Pil pro capite e' a -0,9% tra il 2005 e il 2011), la nostra opinione e' che occorrono riforme microeconomiche e macroeconomiche piu' sostanziali per incentivare gli investimenti privati e avvicinare i salari alla produttivita'. Senza queste riforme riteniamo che il potenziale economico italiano non si realizzera'. Tutto cio' comportera' un'insufficiente creazione di crescita che consenta di raggiungere ragionevoli abbassamenti del rapporto debito/Pil , che a fine 2010 resta alto al 119%.

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  12. II

    Come conseguenza continuiamo a ritenere che c'e' circa una possibilita' su tre che i rating dell'Italia possano essere abbassati nei prossimi 24 mesi, come riflesso dall'outlook negativo". Sul pacchetto complessivo della manovra l'agenzia considera il piano di austerita' "credibile, specie le misure che mirano a contenere la spesa dei salari del pubblico impiego e la spesa previdenziale". L'agenzia ritiene tuttavia che "il governo potrebbe essere eccessivamente ottimista sull'efficacia della sua lotta all'evasione fiscale". Standard and Poor's ricorda poi al governo che dovra' rispondere con misure aggiuntive ad eventuali slittamenti della politica di bilancio. Per quanto riguarda l'outlook negativo ribadisce che la valutazione "riflette i rischi al ribasso sul piano 2011-14 del governo di riduzione del debito". Questi rischi al ribasso dipendono primariamente dalla crescita debole, stimata in media all'1,3% nel 2011-14, in secondo luogo, dal fatto che "riteniamo che il prolungato ingorgo politico possa contribuire a uno slittamento del bilancio". "Se uno o entrambi questi rischi dovessero materializzarsi - si legge nella nota - il peso del debito pubblico potrebbe stagnare agli attuali livelli". "In questo caso potremmo abbassare i rating a breve e lungo temine". "D'altra parte - prosegue la nota - se il governo riuscisse a trovare un appoggio politico per l'implementazione delle riforme strutturali, aprendo la strada ad una piu' alta crescita economica e ad una piu' veloce riduzione del peso del debito, i rating potrebbero restare all'attuale livello".

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  13. Bisognerebbe anche aggiungere: in certo modo un debito è un credito, ossia un accreditamento. Un Paese con molti debiti è un Paese con molti creditori, cioè con molti investitori; in tal senso, il debito estero sembrerebbe a prima vista assai più prestigioso del debito interno. Non bisogna pertanto stupirsi se gli investitori esigono uno o più enti di vigilanza per garantire sull'affidabilità dei loro investimenti, nell'attuale, ma anche in prospettiva, competenti quindi a leggere anche nelle manovre finanziarie dei vari governi dove conviene o converrà investire. Fin qui è logico.
    Ma di qui tutto diventa possibile, perché, come ognuno sa, la finanza è speculazione, non produzione. Se le agenzie sbagliano, in buona o cattiva fede, chi paga?

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  14. Carlo dice una cosa molto giusta e cioè che mentre ai governi di tutto il mondo, si chiede di essere più responsabili e più accountable, per lo loro scelte e decisioni, esistono però delle agenzie di rating che hanno grande potere e che invece non devono rispondere delle loro indicazioni.
    A nostro avviso il legislatore dovrebbe introdurre norme e disposizioni pr assoggetare le agenzie di rating al principio di responsaabilità a cui sono soggetti governi e parlamenti.
    Detta in parole povere: se le agenzie di rating sbagliano, devono pagare i danni.

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  15. Pertanto dovrebbero almeno avere solide coperture assicurative per far fronte a possibili controversie intorno a "disastri colposi" (o dolosi?). Chi impoverisce interi Stati non dovrebbe almeno farsi carico del pensiero delle conseguenze?

    Di qui torno però a ripetere: paghi il debito chi l'ha fatto. La Manovra è finalmente nella direzione giusta allorché inasprisce la pressione fiscale sulle pressioni retributive (ossia non commisurate agli effettivi contributi versati), e ne ridimensiona la rivalutazione.

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  16. Se poi si vuol battere ancor più sul rigore, a prescindere dai confronti con l'estero (per i quali conviene guardare al debito/PIL e al deficit/PIL), si potrebbe dire: uno Stato che possiede in proprietà la più parte delle strutture, e ha un debito colossale (almeno in assoluto, 1800 miliardi), non ha che una scelta: vendere. Per ora si è optato per la via edulcorata dell'aziendalizzazione e dell'esternalizzazione, fino al ricorso all'outsourcing, ma con finalità gestionali e di assicurare i livelli minimi prestazionali (LEP), più che per assicurare alla popolazione un futuro sostenibile. E soprattutto per conservare il posto di lavoro agli statali e assimilati. Una Repubblica di anziani.
    Ora è il momento di cominciare a pensare ai passi successivi: dall'aziendalizzazione dei servizi, alla privatizzazione, all'alienazione. Passare da capitoli di spesa a capitoli di rendita. Riservando il contenimento dei costi dei servizi alla concorrenza tra una pluralità di soggetti privati appaltatori, o meglio compratori. Se invece che far circolare i treni, lo Stato, come si sta pensando, affittasse la rete ferroviaria, avrebbe risolto il problema dei treni, dei debiti, e ci guadagnerebbe anche. Ma verrebbe a cessare il sistema clientelare del socialismo di Stato che ha lottizzato fra i partiti la proprietà di tutto, sottraendola alla società, alla gente. La politica è come il Castello di Kafka, tutto è proprietà del Castello: poste, sanità, strade, previdenza, compartecipazioni, tutto ad altissimo costo e ad altissimo tasso di corruzione. Qualcosa si è mosso, ma è necessario seguitare.

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  17. c'è da sottolineare nuovamente che il fatto che le agenzie di rating dovrebbero rispondere dei loro "errori" non è stato sollevato ne da me (come precedentemente detto) ne da Peruzzini, ma da Marangoni, che, per alleggerire scherzando, sembra non riscuotere molte simpatie visto che tutti vogliono toglierne i meriti :-)
    nel mio piccolo continuo a sostenere che sono comunque uno strumento politico quando agiscono in contesti istituzionali;

    il fatto di dire "paghi chi l'ha fatto" è semplicistico, e anche opportunistico; tutti, in quanto Italiani, ne siamo responsabili! o perchè abbiamo partecipato alla creazione di quel debito o perchè non abbiamo fatto nulla per impedirlo ed in questo caso è comunque una colpa; chiunque infatti puo' accedere alla politica, quindi chiunque ha la possibilità di fare qualcosa; non si scende dalla nave se questa imbarca acqua, il debito è di tutti e lo dobbiamo affrontare, da uomini!
    la manovra invece sembra una nuova presa per i fondelli, non c'è nulla per le imprese (se passa il fatto che gli under 35 pagherebbero pochissimo di tasse si avrebbe una concorrenza sleale tra concittadini) e non si è fatto nulla contro gli sprechi della politica e della pubblica amministrazione; solo provvedimenti ad effetto (come la storia delle auto blu 1.600 di cilindrata, Tremonti parla di rottamare quelle esistenti (forse voleva dire alienare) ma è credibile vedere un ministro arrivare su una punto 1.3jtd??)
    dando un'occhiata a questo link si vede uno dei grandi problemi:
    http://www.mit.gov.it/mit/site.php?p=cm&o=vd&id=757
    sono i curricula e gli stipendi dei dirigenti della motorizzazione;
    un dirigente di II fascia (o C3 super) prende circa 60.000 euro lordi all'anno
    uno di I fascia circa 150.000;
    è gente che non è mai responsabile di nulla, che lavora (quando va bene) 5 giorni alla settimana e circa 6 ore al giorno, non hanno resposabilità se l'ufficio che dirigono va male, e spesso ci aggiungono qualche trasferta per collaudo (tipo i cantieri dell'alta velocità) dove le migliaia di euro di indennità sono la norma per qualche giorno di lavoro!!!
    andiamo a sforbiciare questi salari, e le pensioni che hanno generato, anche perchè è sbagliato che un diritto acquisito in modo fraudolento e/o colposo rimanga intoccabile; la PA è una delle voragini dei conti pubblici, basterebbe applicare gli stessi parametri di stipendi del settore privato e il risparmio sarebbe enorme

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  18. che il debito debba essere pagato da chi l'ha fatto, sottolineando con questo la responsabilità sia generazionale che politica, come fa Carlo, è un principio giusto. Ma le cronache politiche di questi giorni dimostrano ancora una volta che pochi hanno a cuore il patto intergenerazionale, che ancor meno sono disposti a sacrificare il particulare, a perdere privilegi ingiusti, e a ripagare il debito di cui sono responsabili. Per cui pur concordando con Carlo, noi temiamo che la prassi non sarà alla giustezza dei principi

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  19. Lotteremo. Siamo giovani, e siamo qui per questo. Sarebbe bello che la tradizione italico-guicciardiniana del "particulare" morisse con questa generazione che ha fatto una montagna di debiti e li ha caricati sulle spalle della generazione successiva. La parola chiave della politica, in ogni questione morale, partito degli onesti, rivoluzione liberale, è sempre la stessa: responsabilità. Anche Mussolini, nel '25, ha dichiarato di assumersi la responsabilità di tutto quello che sarebbe successo; e lo ha fatto, fino all'ultimo. Il Paese fino ad oggi è stato un camion guidato da un fanciullo bendato, dove la responsabilità non era di nessuno, e immunità voleva dire essere al di sopra di ogni norma. Siamo andati a sbattere. Ora spero che abbiamo imparato qualcosa.

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  20. personalmente credo che il concetto di "diritto acquisito intoccabile" sia una cosa che vada rivista; ci sono una moltitudine di persone che hanno pensioni che sono un insulto alla gente comune, pensioni che sono il frutto di atteggiamenti clientelari, di taciti accordi tra i vari poteri della politica e della pubblica amministrazione, che sono il frutto di carriere lavorative che magari hanno solo danneggiato lo stato (basti pensare ai trattamenti economici garantiti ai vari managers che si sono succeduti in alitalia! perchè questi atteggiamenti opportunistici, deleteri per la società onesta devono essere perpetui tramite l'inps?
    perchè c'è gente che ha lavorato 15 anni e un giorno e magari sono già 20anni che prende la pensione (che non è certo quella minima)?
    perchè quando una persona esce dal mondo del lavoro diventa intoccabile? quanta gente per la crisi ha perso il lavoro, quanti managers hanno accettato di rivedere al ribasso i loro stipendi, perchè gente che prende pensioni che sono 30, 50, fino a 180 volte la minima deve essere intoccabile, se a ben guardare sono loro i maggiori responsabili del problema creato?

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  21. siamo assolutamente d'accordo con emiliano

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  22. oggi la diatriba continua
    sul giornale è solo uno striminzito comento di poche righe
    su repubblica invece la situazione delle agenzie di rating è trattata in modo completo, riportando i pareri di molti politici europei;
    http://www.repubblica.it/economia/2011/07/06/news/tutti_contro_le_agenzie_di_rating-18747929/?ref=HREC1-8

    è evidente che l'orientamento europeo coincide con quanto sostenuto in questa lettera, ma che sopratutto i governi europei si stanno orientando in una direzione che coincide al 100% a quanto indicato da Paolo, anche a dimostrazione che l'esperienza di alto livello fa sempre la differenza; complimenti!

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