All’ultimo momento
E' vero. I referendum non sono elezioni politiche e le amministrative nemmeno. Ma il segnale che gli italiani hanno mandato con queste due consultazioni è evidente: così non va. Questo l'han capito tutti. Anche chi fa finta di niente.
Il bersaglio grosso era Berlusconi. I poteri forti che non l'hanno mai digerito: è incontrollabile. E questo è un pregio. Ma è diventato un bersaglio anche grazie ai suoi atteggiamenti, spontanei fin che si vuole, ma che opportunamente enfatizzati gli hanno alienato il favore degli italiani. E questo ha giocato a suo sfavore. Ma mentre l'indipendenza dai poteri forti non è percepita che da pochi addetti ai lavori, certi suoi atteggiamenti sono percepiti da tutti. E ciò ha fatto sì che, come dicono abbia ammesso lui stesso, gli italiani non lo seguano più. Ma non è solo questo.
Il punto è un altro. E non riguarda gli atteggiamenti, le battute o i comportamenti, cioè la forma. Riguarda la sostanza e cioè la realizzazione concreta del programma elettorale che si è verificata solo in parte. Se un merito va dato a Berlusconi ed al suo governo, Tremonti in testa, è quello di essere stato in grado di far fronte alla gravissima crisi economica caduta tra capo e collo al governo appena insediato. Questo gli è sempre stato riconosciuto, anche dagli avversari. Ma oltre a questo? La riforma della giustizia, in fin dei conti, è passata più come un dispetto fatto ai giudici che come un atto politico necessario. E quella dell'università, pure buona, come una cattiveria nei confronti dei precari. Potenza della comunicazione capace di distorcere fino a questo punto la realtà? Sarà. Ma non era Berlusconi il grande comunicatore? Non era lui che con le sue televisioni era in grado di plasmare a suo uso e consumo l'opinione della gente. Evidentemente non è così.
Il resto lo ha fatto la crisi. Non ci sono soldi e quindi il programma non può essere realizzato. Il ragionamento non fa una piega. E questo gli italiani lo hanno capito. Quello che non hanno digerito e non digeriscono è l'immobilismo. E' l'essersi nascosti dietro il dito della crisi economica per tirare a campà e lasciare tutto come prima. D'accordo, certe cose, come la riforma fiscale, quella vera, quella che doveva spostare il gettito dal reddito al consumo non s'è potuta fare.
Ma altre si potevano e si possono ancora fare. Anche all’ultimo momento. Presenti o no nel programma, ma gradite agli italiani ed atte a recuperarne la fiducia e il consenso. Tutte a costo zero: l'abolizione delle province, l'accorpamento dei comuni sotto i 5000 abitanti, la riduzione delle auto blu, l'abolizione del finanziamento dei partiti. E scusate se è poco.
Paolo Danieli
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