La rivoluzione mancata
Berlusconi ha sempre detto che lo scopo del suo impegno politico era la “rivoluzione liberale”, intesa come il profondo rinnovamento della società italiana attuato con metodi democratici.
Il temine rivoluzione però non è da prendere alla lettera, ma come una suggestione. Doveva essere un cambiamento forte per chiudere con il passato e aprire la fase della modernizzazione. In questo senso uno sforzo è stato fatto e qualche risultato c’è anche stato: il bipolarismo, la stabilizzazione degli esecutivi, qualche riforma. Molto rimane da fare, come il federalismo. A dire il vero nella 14^ legislatura (2001-2006) una riforma federalista – nota come devolution- venne approvata. Solo che nel 2007 fu abrogata da un referendum promosso dalle sinistre e sostenuto anche da ambienti del centrodestra.
Per quel che riguarda l’aggettivo liberale, il discorso è più complesso. Con l’affermarsi del modello delle democrazie occidentali, liberale è diventato sinonimo di democratico, anche se una cosa è la democrazia e un’altra il liberalismo. Questa dottrina politica ha informato di sé tutto l’occidente e si è affermata al punto di perdere il significato originale. Passa così in secondo piano un contenuto fondamentale del liberalismo che è il liberismo economico. Teoria che fino a ieri era un tutt’uno con il liberalismo politico, ma che oggi va ri-considerata separatamente in quanto la globalizzazione ne hanno evidenziato i limiti.
La “rivoluzione liberale” lanciata da Berlusconi nel ’94 non si è realizzata. Nulla è stato rivoluzionato, poco liberalizzato. Ha funzionato solo come slogan. Il motivo principale è che in Italia di liberali veri non ce ne sono. Troppo forte e diffusa ad ogni livello, sia tra la gente sia tra i politici, la mentalità assistenzialista e clientelare. Con un orizzonte ideale di questo genere e con un personale politico così la rivoluzione liberale è impossibile farla. Bisogna anche dire che sono stati fatti anche degli errori, che ci sono state forti resistenze d’apparato e che molto negativamente ha influito la contingenza internazionale.
Ma poco importa dove finiscono le responsabilità e dove comincia la sfortuna. Quel che conta è che gli italiani a distanza di 17 anni dalla discesa in campo di Berlusconi, di cui undici passati al governo, non hanno visto realizzarsi granché di quella suggestione chiamata “rivoluzione liberale”, anche se nessuno può togliere a Berlusconi il grande merito di aver impedito che i comunisti prendessero il potere e di aver recuperato la Lega sul terreno del federalismo, distogliendola dalla secessione.
Paolo Danieli
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