da oggi il nostro blog sarà più movimentato.
oltre alle lettere, metteremo commenti brevi, osservazioni
e una selezione dei tanti messaggi che riceviamo dai nostri lettori
Perché le cazzate che combina Prodi non sono mai emendate dal successivo (quasi immediato, vista la durata dei governi di centro-sinistra, nonostante gli alambicchi dei Presidenti, tutti puntualmente di quella parte) governo Berlusconi? Non è che fan fare le cazzate a lui per poi dire che non possono farci niente? In questo senso un occhio malizioso potrebbe leggere una astuta e sotterranea "continuità di governo" tra gli opposti schieramenti. A prendere le decisioni è dunque la politica o gli apparati interni di Stato, quelli che nessuno può toccare, e che sottendono ai governi di qualunque colore? E' necessaria una profonda revisione dei poteri tradizionali, in altre parole, una rivoluzione. E' il tessuto di Stato ad essere sovietico, politburocratico, con la sua nomenclatura impenetrabile, nella sua follia amministrativa che nessuna semplificazione potrebbe scalfire, nelle sue corde più interne?
Mi pare oramai evidente che purtroppo tu abbia ragione! Ma si pone il problema di come risanare, dalla radice e con metodi democratici,quanto si è accumulato nel tempo.
Suggerisco di guardare a pag. 44 di Panorama del 29 giugno (art. di Luca Antonini, presidente Comm. paritetica attuazione federalismo fiscale): ha avuto la stessa idea che ho suggerito altre volte - "chiedere uno straordinario contributo a quelle pensioni d'oro concepite al tempo della finanza allegra (che fece esplodere il debito pubblico), nate sotto il regime retributivo (quindi non collegate a contributi effettivamente versati)"
Si può andare anche oltre. Si può cominciare a pensare in grande, a passare da un regime tributario a un regime con-tributivo; già lo spostamento tremontiano "dalle persone alle cose" è in questa direzione, anche se con molta prudenza, e comincerà a significare che in luogo della capacità di produrre verrà colpita la capacità di consumare, quindi i redditi reali, anche quelli nascosti. Comincerà a significare sana politica protezionista sulle importazioni, opposizione a tutta una serie di privilegi astuti di categorie introdotte, passaggio dal tributo al dazio. Comincerà a significare che il soggetto, la persona fisica, l'impresa non è più nel mirino in quanto tale; che può crescere, e tornare almeno in parte padrone di se stesso. A significare che uno può decidere come spendere i suoi soldi, senza che sia lo Stato a farlo. Insieme al fatto che ognuno, entro certi limiti, comincia a ricevere in misura di quanto versa, fatti salvi i casi di manifesta indigenza e incapacità. In tal senso, passaggio dal tributo al con-tributo potrebbe voler dire anche fine della assurda "concorrenza sleale" che il pubblico fa al privato, con le ricadute sulla qualità dell'offerta e sui costi che vediamo. Le pensioni d'oro esistono perché non è ancora acquisito il sano principio che ognuno deve pagarsi la sua previdenza; e non necessariamente presso chi ci dice lo Stato, o l'ente pubblico quale che sia. Lo stesso può valere per la sanità (esistono già degli interessanti esperimenti sulla contribuzione volontaria da parte del datore di lavoro per conto dei dipendenti), e per il settore sociale in genere. Il passaggio dall'imposizione diretta all'indiretta potrebbe catalizzare questa epocale transizione.
Responsabilità. Ecco la parola magica che evocavo nella LP 262. L'attuale sistema è altamente deresponsabilizzante; finché qualcuno paga per me, mi volto dall'altra parte e continuo a dormire. E' la base del motto manzoniano: "comanda chi può, e obbedisce chi vuole". Questa la piaga del sistema tributario, il tributo viene visto come qualcosa di dovuto, un'esazione ineluttabile; e, dall'altra parte, come un ombrello previdenziale totalizzante del welfare pubblico, nel senso che ci pensa qualcun altro. Dall'altra parte c'è sempre uno Stato stalinista che esige e provvede, deus ex machina. Il tributo e l'esercizio del voto visti come un diritto perfetto a ricevere senza limite; ma anche come un ricatto nei confronti della collettività, nel contesto di un tessuto sociale separato come non mai dalla vita pubblica. Bisogna cominciare a pensare in grande, dicevo, a una big society (Nat Wei). Una società forte per uno Stato forte.
Federalismo, criteri di riparto dei fondi alle Regioni e…responsabilità
Parlare di federalismo non è cosa così banale come sembrerebbe sulla bocca di tutti. Il processo di devoluzione alle Regioni di funzioni dello Stato e parecchie altre competenze, deve far leva su un preponderante senso di responsabilità e ricerca di efficienza. Per questo l’obiettivo della riforma federale è quello di assoggettare l’operato dei Governatori al giudizio degli elettori, senza più uno Stato che ripiana i conti in rosso. Occupandomi di sanità, la precipua fra le competenze delle Regioni e quella che prevede la più parte degli stanziamenti dal governo centrale, mi trovo di sovente a fare i conti con tutti i retaggi e le pretese assistenzialiste di un Paese che fatica a diventare moderno. Così Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina dell'Università Cattolica di Roma, in occasione di un incontro sull'efficacia del sistema federale nel Servizio Sanitario Nazionale: «Nessuno può accettare che, con un federalismo iniquo, possano aumentare le percentuali di morbilità e di mortalità, in base alla regione in cui si vive. È anticostituzionale». «Secondo le stime dell'Oms, le percentuali di mortalità per cancro alla mammella sono in aumento nelle regioni del Sud Italia, dove, paradossalmente, l'incidenza della malattia è più bassa. Occorre che Stato e Regioni monitorino i due indicatori di mortalità e morbilità sul territorio e compensino con incentivi laddove c'é il pericolo di inefficienze che si ripercuotono sulla salute dei cittadini».
Cioè bisogna premiare chi funziona peggio! Basta che a pagare siano sempre gli stessi, quelli che lavorano, in questa Repubblica fondata sul (loro) lavoro. Articolo 1 di quella Costituzione nella quale il Nostro cerca riparo. Fino a poche settimane fa le Regioni centro-meridionali avrebbero voluto far prevalere un criterio distributivo dei fondi per l’erogazione dei livelli assistenziali di “deprivazione sociale”, ossia stanziare maggiori fondi laddove minore sia il livello di ricchezza. Ha prevalso invece, più ragionevolmente, il criterio di “spesa storica” abbinato al criterio di anzianità della popolazione, difeso in particolare dal Veneto. Non si può accettare che una parte della popolazione, culturalmente e geograficamente definita, non una singola classe sociale disagiata, dichiari con candore che non è in grado di sopravvivere da sola, né tantomeno di assumersi il senso di responsabilità di cambiare il proprio destino. Quando il voto è voto di scambio, è arduo apprendere che dalle capacità gestionali di una Giunta regionale possa dipendere il bilancio della Regione, sottoposto a criteri di trasparenza e solvibilità. E che quindi bisognerà votare chi ci promette stabilità a lungo termine, e non favori personali.
un suggerimento: parlare di una selezione dei messaggi ricevuti puo' far pensare ad una forma di censura, tipica dei regimi autoritari di sinistra che possiamo vedere in varie parti del mondo, cina e cuba in primis... riguardo all'argomento sviluppato nei commenti è vero che abbiamo un pesante pregresso da scontare, a livello economico, forse dovremmo scegliere cosa privilegiare e cioè: teniamo valido il principio che i "diritti" acquisiti non si toccano oppure diamo spazio ad un revisionismo costruttivo mirato all'equità sociale? un esempio specifico, è vero, le pensioni d'oro sono uno scandalo, e andrebbero piallate, ma numericamente nel totale non sono molte; nessuno parla delle baby pensioni, gente che ha lavorato 15 anni e orma sono piu' di 20 che prende la pensione, questo è un furto alla comunità, è gente che sta parassitando, anche se hanno agito nel rispetto della legge allora esistente; parliamo di persone che hanno iniziato a lavorare a 18 anni, sono andati in pensione a 35, e viste le aspettative di vita prenderanno la pensione per altri 40anni almeno, cioè per 25 anni prenderanno una pensione che non hanno versato lavorando, e queste cono migliaia, forse centinaia di migliaia di casi, che pero' hanno il difetto di essere anche centinaia di migliaia di voti.... oppure le regioni a statuto speciale una mia conoscente in trentino si è comprata casa...52.000 euro glie li da a fondo perduto la regione, perchè? chi li paga quei soldi? la sicilia ha un suo governo, quasi fosse uno stato nello stato, non trasferisce tasse al governo centrale, ma ne riceve parecchie, perchè? perchp non possiamo cancellare queste differenze? ad esempio, uno che è andato in pensione a 33 anni 20anni fa ora ne ha 53...perchè non lo mandiamo a lavorare i 12 che gli mancano per arrivare ai 65 richiesti ora?
Ecco in estrema sintesi alcune ipotesi circolate per la manovra finanziaria: - RISORSE DA SANITA': Si potrebbero risparmiare dai 5 ai 10 miliardi. Risorse arriverebbero con il federalismo e il passaggio ai costi standard. Ma dal 2013. E lo stesso principio dei costi standard varrebbe per i ministeri. Giro di vite sulla spesa farmaceutica. - CONGELAMENTO PER IMPIEGO PUBBLICO: Possibile, nuovo, congelamento per gli stipendi pubblici. Taglio del 5% per gli stipendi oltre i 70.000 euro. Blocco del turn over. - DONNE IN PENSIONE A 65 ANNI E COLLABORATORI: Aumento dei contributi al 33% per i collaboratori e intervento sull'età di pensionamento di vecchiaia delle donne nel settore privato (portandola gradualmente a 65 anni). Questa misura porterebbe circa 1 miliardo l'anno. - PENSIONI D'ORO: Possibile un prelievo su quelle che superano di 8 volte il minimo. - BONUS FIGLI: Dall'accorpamento delle attuali detrazioni arriverebbe un contributo unico per i figli. Un promo passo verso l'introduzione del quoziente familiare. - FISCO A 3 ALIQUOTE: Tre aliquote Irpef - al 20, 30 e 40% - e innalzamento dell'Iva di un punto per le aliquote più alte (10 e 20%). Viene anche prevista l'abolizione dell'Irap a partire dal 2014. - SOLO 5 IMPOSTE: Il nuovo sistema fiscale si baserebbe su solo 5 imposte: Irpef, Ires, Iva, Imu e Irap (che scompare dal 2014). - STUDI DI SETTORE: Proroga a dicembre per gli studi di settore. - MENO AUTO BLU, STOP VITALIZI, ELECTION DAY: La bozza che circola prevede auto blu con cilindrata al massimo 1600 cc, un'unica giornata elettorale per referendum ed elezioni (l'Election day che avrebbe fatto risparmiare circa 500 milioni), ministri senza voli di Stato. Niente telefono, ufficio o auto di servizio per che scade da incarico pubblico. E neanche pensione o vitalizio. E' escluso il Presidente della Repubblica. Si tagliano anche le dotazioni finanziarie a Senato Camera e organi costituzionali. Ma anche autorità indipendenti. Tagli in arrivo anche ai finanziamenti ai partiti. - PROCESSI CIVILI: si punta a sfoltire l'enorme arretrato dei processi civili prima della riforma complessiva del settore. - TAGLI AI MINISTERI: Arriverebbero circa 5-6 miliardi grazie all'adozione del principio dei costi standard. - TAGLI A COMUNI: la razionalizzazione dei trasferimenti varrebbe circa 3 miliardi. Si alleggerisce il Patto di Stabilità per i più virtuosi. - RENDITE FINANZIARIE TASSA AL 20%: armonizzare la tassazione sulle rendite finanziarie portandola al 20% dal 2012 (titoli di Stato esclusi). Tassa sulle transazioni finanziarie. - TAGLIO A FAS: Si attingerebbe nuovamente al Fondo per le aree sottosviluppate per 2,5 miliardi. - GRANDI OPERE: Si riprogrammano i fondi Cipe per quelle non ancora realizzate.
Se quello che promette il governo è vero, si tratta di un terremoto fiscale. Ora le possibilità sono 2: daranno opportuno risalto mediatico alle iniziative, e vinceranno le prossime elezioni; oppure passeranno tutto sotto silenzio, e diranno tra 5 anni che non hanno avuto la possibilità di farlo? (occasione già persa nel 2003)
Un legittimo dubbio.
RispondiEliminaPerché le cazzate che combina Prodi non sono mai emendate dal successivo (quasi immediato, vista la durata dei governi di centro-sinistra, nonostante gli alambicchi dei Presidenti, tutti puntualmente di quella parte) governo Berlusconi? Non è che fan fare le cazzate a lui per poi dire che non possono farci niente? In questo senso un occhio malizioso potrebbe leggere una astuta e sotterranea "continuità di governo" tra gli opposti schieramenti. A prendere le decisioni è dunque la politica o gli apparati interni di Stato, quelli che nessuno può toccare, e che sottendono ai governi di qualunque colore? E' necessaria una profonda revisione dei poteri tradizionali, in altre parole, una rivoluzione. E' il tessuto di Stato ad essere sovietico, politburocratico, con la sua nomenclatura impenetrabile, nella sua follia amministrativa che nessuna semplificazione potrebbe scalfire, nelle sue corde più interne?
Mi pare oramai evidente che purtroppo tu abbia ragione!
RispondiEliminaMa si pone il problema di come risanare, dalla radice e con metodi democratici,quanto si è accumulato nel tempo.
Suggerisco di guardare a pag. 44 di Panorama del 29 giugno (art. di Luca Antonini, presidente Comm. paritetica attuazione federalismo fiscale): ha avuto la stessa idea che ho suggerito altre volte - "chiedere uno straordinario contributo a quelle pensioni d'oro concepite al tempo della finanza allegra (che fece esplodere il debito pubblico), nate sotto il regime retributivo (quindi non collegate a contributi effettivamente versati)"
RispondiEliminaSi può andare anche oltre. Si può cominciare a pensare in grande, a passare da un regime tributario a un regime con-tributivo; già lo spostamento tremontiano "dalle persone alle cose" è in questa direzione, anche se con molta prudenza, e comincerà a significare che in luogo della capacità di produrre verrà colpita la capacità di consumare, quindi i redditi reali, anche quelli nascosti. Comincerà a significare sana politica protezionista sulle importazioni, opposizione a tutta una serie di privilegi astuti di categorie introdotte, passaggio dal tributo al dazio. Comincerà a significare che il soggetto, la persona fisica, l'impresa non è più nel mirino in quanto tale; che può crescere, e tornare almeno in parte padrone di se stesso. A significare che uno può decidere come spendere i suoi soldi, senza che sia lo Stato a farlo.
RispondiEliminaInsieme al fatto che ognuno, entro certi limiti, comincia a ricevere in misura di quanto versa, fatti salvi i casi di manifesta indigenza e incapacità.
In tal senso, passaggio dal tributo al con-tributo potrebbe voler dire anche fine della assurda "concorrenza sleale" che il pubblico fa al privato, con le ricadute sulla qualità dell'offerta e sui costi che vediamo. Le pensioni d'oro esistono perché non è ancora acquisito il sano principio che ognuno deve pagarsi la sua previdenza; e non necessariamente presso chi ci dice lo Stato, o l'ente pubblico quale che sia. Lo stesso può valere per la sanità (esistono già degli interessanti esperimenti sulla contribuzione volontaria da parte del datore di lavoro per conto dei dipendenti), e per il settore sociale in genere. Il passaggio dall'imposizione diretta all'indiretta potrebbe catalizzare questa epocale transizione.
Responsabilità. Ecco la parola magica che evocavo nella LP 262. L'attuale sistema è altamente deresponsabilizzante; finché qualcuno paga per me, mi volto dall'altra parte e continuo a dormire. E' la base del motto manzoniano: "comanda chi può, e obbedisce chi vuole". Questa la piaga del sistema tributario, il tributo viene visto come qualcosa di dovuto, un'esazione ineluttabile; e, dall'altra parte, come un ombrello previdenziale totalizzante del welfare pubblico, nel senso che ci pensa qualcun altro. Dall'altra parte c'è sempre uno Stato stalinista che esige e provvede, deus ex machina. Il tributo e l'esercizio del voto visti come un diritto perfetto a ricevere senza limite; ma anche come un ricatto nei confronti della collettività, nel contesto di un tessuto sociale separato come non mai dalla vita pubblica.
RispondiEliminaBisogna cominciare a pensare in grande, dicevo, a una big society (Nat Wei). Una società forte per uno Stato forte.
LP 262 Parte I
RispondiEliminaFederalismo, criteri di riparto dei fondi alle Regioni e…responsabilità
Parlare di federalismo non è cosa così banale come sembrerebbe sulla bocca di tutti. Il processo di devoluzione alle Regioni di funzioni dello Stato e parecchie altre competenze, deve far leva su un preponderante senso di responsabilità e ricerca di efficienza. Per questo l’obiettivo della riforma federale è quello di assoggettare l’operato dei Governatori al giudizio degli elettori, senza più uno Stato che ripiana i conti in rosso. Occupandomi di sanità, la precipua fra le competenze delle Regioni e quella che prevede la più parte degli stanziamenti dal governo centrale, mi trovo di sovente a fare i conti con tutti i retaggi e le pretese assistenzialiste di un Paese che fatica a diventare moderno.
Così Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina dell'Università Cattolica di Roma, in occasione di un incontro sull'efficacia del sistema federale nel Servizio Sanitario Nazionale: «Nessuno può accettare che, con un federalismo iniquo, possano aumentare le percentuali di morbilità e di mortalità, in base alla regione in cui si vive. È anticostituzionale». «Secondo le stime dell'Oms, le percentuali di mortalità per cancro alla mammella sono in aumento nelle regioni del Sud Italia, dove, paradossalmente, l'incidenza della malattia è più bassa. Occorre che Stato e Regioni monitorino i due indicatori di mortalità e morbilità sul territorio e compensino con incentivi laddove c'é il pericolo di inefficienze che si ripercuotono sulla salute dei cittadini».
LP 262 Parte II
RispondiEliminaCioè bisogna premiare chi funziona peggio! Basta che a pagare siano sempre gli stessi, quelli che lavorano, in questa Repubblica fondata sul (loro) lavoro. Articolo 1 di quella Costituzione nella quale il Nostro cerca riparo. Fino a poche settimane fa le Regioni centro-meridionali avrebbero voluto far prevalere un criterio distributivo dei fondi per l’erogazione dei livelli assistenziali di “deprivazione sociale”, ossia stanziare maggiori fondi laddove minore sia il livello di ricchezza. Ha prevalso invece, più ragionevolmente, il criterio di “spesa storica” abbinato al criterio di anzianità della popolazione, difeso in particolare dal Veneto.
Non si può accettare che una parte della popolazione, culturalmente e geograficamente definita, non una singola classe sociale disagiata, dichiari con candore che non è in grado di sopravvivere da sola, né tantomeno di assumersi il senso di responsabilità di cambiare il proprio destino. Quando il voto è voto di scambio, è arduo apprendere che dalle capacità gestionali di una Giunta regionale possa dipendere il bilancio della Regione, sottoposto a criteri di trasparenza e solvibilità. E che quindi bisognerà votare chi ci promette stabilità a lungo termine, e non favori personali.
Carlo M. Peruzzini, MD
un suggerimento: parlare di una selezione dei messaggi ricevuti puo' far pensare ad una forma di censura, tipica dei regimi autoritari di sinistra che possiamo vedere in varie parti del mondo, cina e cuba in primis...
RispondiEliminariguardo all'argomento sviluppato nei commenti è vero che abbiamo un pesante pregresso da scontare, a livello economico, forse dovremmo scegliere cosa privilegiare e cioè: teniamo valido il principio che i "diritti" acquisiti non si toccano oppure diamo spazio ad un revisionismo costruttivo mirato all'equità sociale?
un esempio specifico, è vero, le pensioni d'oro sono uno scandalo, e andrebbero piallate, ma numericamente nel totale non sono molte; nessuno parla delle baby pensioni, gente che ha lavorato 15 anni e orma sono piu' di 20 che prende la pensione, questo è un furto alla comunità, è gente che sta parassitando, anche se hanno agito nel rispetto della legge allora esistente; parliamo di persone che hanno iniziato a lavorare a 18 anni, sono andati in pensione a 35, e viste le aspettative di vita prenderanno la pensione per altri 40anni almeno, cioè per 25 anni prenderanno una pensione che non hanno versato lavorando, e queste cono migliaia, forse centinaia di migliaia di casi, che pero' hanno il difetto di essere anche centinaia di migliaia di voti....
oppure le regioni a statuto speciale
una mia conoscente in trentino si è comprata casa...52.000 euro glie li da a fondo perduto la regione, perchè? chi li paga quei soldi? la sicilia ha un suo governo, quasi fosse uno stato nello stato, non trasferisce tasse al governo centrale, ma ne riceve parecchie, perchè?
perchp non possiamo cancellare queste differenze? ad esempio, uno che è andato in pensione a 33 anni 20anni fa ora ne ha 53...perchè non lo mandiamo a lavorare i 12 che gli mancano per arrivare ai 65 richiesti ora?
Attenzione attenzione.
RispondiEliminaNella manovra finanziaria prevista ABOLIZIONE DELL'IRAP DAL 2014. Ma nel 2014 sarà al governo il Centro-Destra?
Ecco in estrema sintesi alcune ipotesi circolate per la manovra finanziaria:
RispondiElimina- RISORSE DA SANITA': Si potrebbero risparmiare dai 5 ai 10 miliardi. Risorse arriverebbero con il federalismo e il passaggio ai costi standard. Ma dal 2013. E lo stesso principio dei costi standard varrebbe per i ministeri. Giro di vite sulla spesa farmaceutica.
- CONGELAMENTO PER IMPIEGO PUBBLICO: Possibile, nuovo, congelamento per gli stipendi pubblici. Taglio del 5% per gli stipendi oltre i 70.000 euro. Blocco del turn over.
- DONNE IN PENSIONE A 65 ANNI E COLLABORATORI: Aumento dei contributi al 33% per i collaboratori e intervento sull'età di pensionamento di vecchiaia delle donne nel settore privato (portandola gradualmente a 65 anni). Questa misura porterebbe circa 1 miliardo l'anno.
- PENSIONI D'ORO: Possibile un prelievo su quelle che superano di 8 volte il minimo.
- BONUS FIGLI: Dall'accorpamento delle attuali detrazioni arriverebbe un contributo unico per i figli. Un promo passo verso l'introduzione del quoziente familiare.
- FISCO A 3 ALIQUOTE: Tre aliquote Irpef - al 20, 30 e 40% - e innalzamento dell'Iva di un punto per le aliquote più alte (10 e 20%). Viene anche prevista l'abolizione dell'Irap a partire dal 2014.
- SOLO 5 IMPOSTE: Il nuovo sistema fiscale si baserebbe su solo 5 imposte: Irpef, Ires, Iva, Imu e Irap (che scompare dal 2014).
- STUDI DI SETTORE: Proroga a dicembre per gli studi di settore.
- MENO AUTO BLU, STOP VITALIZI, ELECTION DAY: La bozza che circola prevede auto blu con cilindrata al massimo 1600 cc, un'unica giornata elettorale per referendum ed elezioni (l'Election day che avrebbe fatto risparmiare circa 500 milioni), ministri senza voli di Stato. Niente telefono, ufficio o auto di servizio per che scade da incarico pubblico. E neanche pensione o vitalizio. E' escluso il Presidente della Repubblica. Si tagliano anche le dotazioni finanziarie a Senato Camera e organi costituzionali. Ma anche autorità indipendenti. Tagli in arrivo anche ai finanziamenti ai partiti.
- PROCESSI CIVILI: si punta a sfoltire l'enorme arretrato dei processi civili prima della riforma complessiva del settore.
- TAGLI AI MINISTERI: Arriverebbero circa 5-6 miliardi grazie all'adozione del principio dei costi standard.
- TAGLI A COMUNI: la razionalizzazione dei trasferimenti varrebbe circa 3 miliardi. Si alleggerisce il Patto di Stabilità per i più virtuosi.
- RENDITE FINANZIARIE TASSA AL 20%: armonizzare la tassazione sulle rendite finanziarie portandola al 20% dal 2012 (titoli di Stato esclusi). Tassa sulle transazioni finanziarie.
- TAGLIO A FAS: Si attingerebbe nuovamente al Fondo per le aree sottosviluppate per 2,5 miliardi.
- GRANDI OPERE: Si riprogrammano i fondi Cipe per quelle non ancora realizzate.
Parere positivo di Confindustria alla bozza di Manovra. Finalmente
RispondiEliminaSe quello che promette il governo è vero, si tratta di un terremoto fiscale. Ora le possibilità sono 2: daranno opportuno risalto mediatico alle iniziative, e vinceranno le prossime elezioni; oppure passeranno tutto sotto silenzio, e diranno tra 5 anni che non hanno avuto la possibilità di farlo? (occasione già persa nel 2003)
RispondiElimina