lunedì 30 maggio 2011

Lettera Politica 260

Quali riforme per l’Italia
I governi della Repubblica italiana, così come la maggior parte dei governi del Regno, sono stati caratterizzati da grande instabilità e debolezza.
A partire dal 1979 alcuni studiosi in sede accademica e alcune forze politiche in parlamento hanno cercato di promuovere delle riforme istituzionali che oltre a stabilizzare gli esecutivi li mettessero anche in grado di governare con una certa efficacia.
Le riforme elettorali (Mattarellum e Porcellum) hanno sì dato vita a governi più stabili di quelli della Prima Repubblica, ma non hanno dato vita a governi più forti. Perché?
Perché, a prescindere dall’orientamento ideologico, i partiti o le coalizioni di governo sono divisi internamente in gruppi e fazioni che hanno un alto potere di ricatto e che sono spesso abbastanza disinvolti da passare senza troppe preoccupazioni da una coalizione all’altra.
Queste fazioni ricattano i governi, contribuiscono all’immobilità del paese, rallentano l’azione del governo e, per dirla in maniera elegante, creano costi aggiuntivi.
Queste fazioni sono il problema che un vero pacchetto di riforme istituzionali deve affrontare. Io mi limito qui a formulare due proposte: per impedire che i parlamentari eletti in un partito/schieramento passino in un partito diverso, si potrebbe emulare quanto fatto in Papua Nuova Guinea, dove un parlamentare può abbandonare il suo gruppo/partito solo se il partito tradisce il suo mandato o se il partito fallisce finanziariamente. In secondo luogo, sempre emulando la Papua Nuova Guinea, si possono introdurre delle disposizioni che vincolino il parlamentare eletto con una maggioranza a votare con quella maggioranza su questioni qualificanti, quali, ad esempio, il bilancio, la fiducia, la sfiducia, gli emendamenti costituzionali.
Queste disposizioni permettono al governo di governare, impediscono i troppo facili cambi di casacca, indeboliscono le fazioni intra-partitiche e riducono i costi della politica. Esattamente quello che gli italiani chiedono da anni.
Riccardo Pelizzo




5 commenti:

  1. Come correttivo iniziale sarebbe un'idea molto feconda. Anche se è necessario tendere a superare la logica parlamentare. Come R. Pelizzo giustamente ricorda, è da Agostino Depretis in avanti che le cose vanno così; tecnicamente si chiama "trasformismo", l'espediente col quale ogni classe politica è sempre riuscita a scippare il voto agli elettori.
    Quanto a questo secondo auspicio, col quale l'autore della Lettera Politica conclude, bisognerebbe anche domandarsi cosa i cittadini stiano a maggioranza, o in forma di tanti blocchi di maggioranze, esprimendo col loro voto, particolarmente in questo delicato momento storico di sottile confusione politica: l'impressione (il caso di Milano la dice lunga) è che la gente voti contro qualcuno, non ben sapendo su chi stia mettendo la crocetta, e forse nemmeno chiedendoselo. Una pericolosa fase elettorale anti-berlusconiana sembra profilarsi all'orizzonte, anche in riferimento all'incapacità da parte del governo di dare adeguata pubblicità alle sue stesse manovre (già analizzata nei contributi di M. Croce): ma se la gente sa (o crede di sapere) cosa non vuole, sa all'opposto quello che vuole?

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  2. riceviamo e pubblichiamo il seguente commento:

    Egr. Senatore,
    ho provato a commentare la lettera politica in oggetto all'indirizzo indicato ma non ho capito niente quindi scrivo a lei.
    Il prof. Pelizzo ipotizza una soluzione per i "voltagabbana" ma io credo che tutto si possa risolvere in un modo molto più semplice: chi non condivide più la linea politica della coalizione in cui è stato eletto si dimette e subentra il primo dei non eletti.
    Questo, non solo qualificherebbe molto l'eletto ma rappresenterebbe anche (e finalmente) una tangibile forma di rispetto verso l'elettore (ma penso che con questo metodo non ci sarebbero più "cambi di casacca in corso di legislatura"!).
    Cordiali saluti.

    GS

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  3. allora il primo commento solleva delle questioni politologiche fondamentali, su cosa sia o su cosa si debba intendere per rappresentanza e sul comportamento elettorale. Temo che le questioni siano troppo tecniche per essere discusse s esaurientemente qui.

    il secondo commento fa una proposta, che coglie perfettamente il sentimento nazionale, ma che temo non sia praticabile per motivi di (in)costituzionalità.
    Se il sen,. Danieli vuole possiamo avere un dibattito a L'Officina

    rp

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. mi riallaccio ad una mail scritta a Paolo qualche tempo addietro su questo problema
    dal mio punto di vista bisognerebbe rendere democratiche le elezioni, reintroducendo la scelta del candidato; il malcostume del sistema attuale ha pessimi esempi da entrambe le parti, solo per citarne un paio, la minetti a destra e un transessuale a sinistra, eletti ma non votati!
    fatto questo, per i politici che cambiano schieramento durante un mandato, mettendo quindi in atto un tradimento-truffa nei confronti di chi li ha votati, dovrebbe scattare un divieto perpetuo di presentarsi a successive elezioni in una qualsiasi lista, dal momento che democraticamente non si può vietare di candidarsi li si costringe a farlo in modo autonomo così viene esposto il loro vero valore personale, e non quello del partito al quale dicono di appartenere; questo per il futuro, per il passato, dal momento che non si può legiferare con effetti retroattivi sarebbe utile introdurre coefficienti numerici a fianco dei dati del candidato, ad esempio, il numero di salti della quaglia effettuati in passato, il numero di condanne definitive e il numero di legislature per le quali il candidato è stato già eletto; ad esempio, per scilipoti i coefficenti sarebbero: 1-1-1, che vorrebbero dire che è stato eletto in parlamento 1 sola volta, è stato autore di un cambio di casacca (non considerando il cambio da gruppo misto a "responsabili") e ha una condanna; quindi si capisce in un istante che un voto a questo individuo è un voto al vento, che puo' andare in qualsiasi direzione, sia politica che giuridica; per fare un paragone che per il "responsabile" sarebbe distruttivo, Paolo Danieli avrebbe un 0-0-4 che vorrebbe dire 4 legislature, nessun cambio di casacca dopo essere stato eletto e nessuna macchia morale giuridica, chi sceglierebbe l'elettore? io dubbi non ne avrei minimamente, scilipoti e i suoi simili, di qualsiasi colore sparirebbero all'istante (eliminato e ripubblicato per un errore di battitura)

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