mercoledì 25 maggio 2011

Lettera Politica 259

Non sono profughi

Ruota attorno ad un grande equivoco il dibattito in corso in Italia sull’accoglienza da dare o non dare agli immigrati irregolari sbarcati a Lampedusa nelle ultime settimane: non sono profughi. Questa qualifica non è dovuta, non corrisponde alla verità ed è conferita loro solo per giustificare il fatto che il nostro paese non è in grado di respingerli –come per esempio fa Malta o come farebbe Israele se solo qualcuno avesse la fantasia di avvicinarsi alle sue coste-  né di riportarli là da dove sono partiti.  Si tratta semplicemente di migranti, né più né meno come tutti quelli che sono arrivati in precedenza sui barconi, neanche tanto disperati a vedere come sono in salute, ben nutriti, ben vestiti e col telefonino in mano.  
La guerra in Libia c’entra solo fino a un certo punto, nel senso che dal momento in cui Gheddafi è stato mollato dall’Italia ha pensato bene di vendicarsi sospendendo i controlli che faceva d’accordo col nostro governo. E c’entra  perché tanti stranieri che lavoravano in Libia con la guerra hanno perso il lavoro. Tutto qui. Si tratta insomma di una fase della grande invasione cui siamo sottoposti da parte delle popolazioni africane che per i noti motivi della povertà e della pressione demografica si spostano in Europa a cercare migliori condizioni di vita. Ma non sono profughi.
L’Italia, e come noi tanti paesi europei, ha patito due guerre mondiali solo nell’ultimo secolo. I profughi ci sono stati, ma nell’ambito dei confini nazionali. Tra il 1915 ed il 1918, per esempio, molti veneti e friulani che abitavano nel teatro delle operazioni militari vennero ospitati nelle regioni del centro-sud, dove la situazione era tranquilla. Tra il 1940 ed il 1945 vi fu il fenomeno degli “sfollati”, ovvero di coloro che se ne andavano dalle città, oggetto di spaventosi bombardamenti nemici, per rifugiarsi in campagna o in paesi dove minore era la probabilità delle bombe. Mai nessuno ha pensato di mettere in atto un’emigrazione di massa per andare, che so io, in Svizzera o in Spagna. Tutti sono rimasti in Italia, guerra o non guerra, a patire la fame, gli stenti, le bombe e i mitragliamenti. Anche in tempi recenti, sempre in Europa, in occasione della guerra nei Balcani, le popolazioni serbe, bosniache, cossovare sono rimaste a casa loro, nonostante le distruzioni e le atrocità.
Non c’è quindi ragione alcuna per chiamare profughi gli africani che vengono o si accingono ad invaderci, anche se pacificamente. Questa parola serve solo a coprire l’incapacità o la non volontà di difendere i nostri confini.
Paolo Danieli

1 commento:

  1. condivido pienamente,
    c'è un esempio che è la conferma lampante, ove ve ne fosse ancora bisogno, della riconosciuta incapacità italiana di difendere i confini:
    nei mesi scorsi c'è stato uno sbarco in sicilia di un barcone carico di africani proveniente da Alessandria D'Egitto; questo natante poteva andare a Cipro (la parte tutelata dalla Grecia), oppure direttamente in Grecia, quindi due destinazioni comprese nel trattato di Shengen, ma invece questi presunti rifugiati si fanno 800/1000km di navigazione in piu' per arrivare in Italia, il motivo è chiaro;
    e non si puo' nemmeno parlare di invasione pacifica, basta ricordare i fatti di rosarno: gli immigrati sono arrivati, e hanno rubato il lavoro agli italiani solo perchè accettavano condizioni di lavoro e paga da terzo mondo; poi quando hanno monopolizzato il settore hanno preteso le condizioni degli italiani, quelle che hanno ignorato quando erano arrivati, solo perchè dovevano rubarci il lavoro; poi hanno dato vita ad una rivolta con atteggiamenti aggressivi, hanno messo a ferro e fuoco una nostr città, hanno aggredito una donna incinta e per lo spavento ne hanno causato l'aborto, quindi hanno ucciso un italiano mai nato... non sono tanto pacifici!

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