Era nell’aria
Era nell’aria: la botta che ha preso il centrodestra alle amministrative non è una sorpresa. Dopo aver assorbito tutte le sfighe capitate dal 2008 fino ad oggi superando brillantemente ogni test elettorale, stavolta la coalizione di governo non ce l’ha fatta. Va bene che si tratta di una consultazione cui hanno partecipato solo 13 milioni di elettori, per di più ridotti quasi alla metà dall’astensionismo, e quindi scarsamente significativa, però non è il caso di minimizzare. Bisogna ammettere che nel Pdl, ma anche nella Lega che, secondo le aspettative generali avrebbe dovuto prendere un caterva di voti che non ha preso, qualcosa non funziona e sono stati fatti degli errori. Bisogna riconoscere che ci sono delle responsabilità che vanno assunte. Ed è normale che sia così dopo una sconfitta, anche se limitata e rimediabile in parte con i ballottaggi.
In ogni caso la botta era nell’aria. E non tanto per tutti gli attacchi di vario genere portati al Cavaliere o per la guerra alla Libia o per gli sbarchi degli immigrati, quanto per il disagio che sta vivendo il ceto medio, che aveva dato fiducia a Berlusconi, a causa di una crisi economica che non dà segno di allentarsi nonostante i tentativi di infondere ottimismo.
Il Capo del governo ha il dovere di caricare il morale degli italiani e di essere positivo. Ma quando, dopo molte assicurazioni, la gente non vede all’orizzonte neanche un barlume di luce; quando l’impoverimento continua ed anche i dati ufficiali danno il paese a crescita zero, la fiducia comincia a scricchiolare. E la botta elettorale ne è la conseguenza. E’ questo il vero motivo della battuta d’arresto. Per carità, anche Fini, Ruby, Mills e Gheddafi avranno avuto il loro peso. Ma in fin dei conti è la mancata soluzione della crisi che pesa sul risultato elettorale.
Ed è allora da qui che il governo deve ripartire. Ma stavolta deve andar giù deciso, ricorrendo anche a misure drastiche, per dare dei segnali forti a quel ceto medio che non è solo il suo elettorato, ma il pilastro portante della nostra e di tutte le democrazie occidentali.
Paolo Danieli
Non esiste la crisi (crisi? In uno dei paesi più sviluppati e ricchi del mondo? Ma per favore...)
RispondiEliminaesiste solo "la litania della crisi", diffusa dall'informazione in mano alla sinistra (quindi in pratica quasi tutta) e ai suoi amici di Confindustria (che ha tutto l'interesse a parlare di crisi).
Bravo Paolo. Vedo che il nostro ragionamento prosegue. In questa "Repubblica fondata sul lavoro" a pagare, cioè a mantenere in piedi il sistema, è sempre chi lavora, cioè il ceto medio, cioè, come piace chiamarla a me, la borghesia. E chi paga vuole sapere quali provvedimenti vengono presi nei confronti di chi non paga (evasori e parassiti), quali misure vengono prese per la tutela e l'incentivazione del lavoro e delle attività produttive, quali soluzioni vengono adottate per pagare un po' meno, in che modo e con quali strumenti il governo pensa di essere lasciato libero di governare da tutte quelle forze che si oppongono alla governabilità di questo Paese (magistratura, Centro-Sinistra, FLI, lobbies assistenzialiste e altre congreghe vergognose). Se pago, l'ultimo dei miei interessi è sapere con chi va a letto chi mi governa; chi non fa un accidente, ha anche il buon tempo di occuparsene. Se la Lega in Veneto ha potuto pensare anche per un istante di tassare i redditi sopra i 50.000 euro (cioè l'elettorato del PDL), questo la dice molto lunga su quali sono le reali intenzioni delle forze di maggioranza. E' certo che bisogna colpire, e colpire duramente. E dare finalmente una risposta alla gente che lavora.
RispondiEliminaCarissimo Paolo
RispondiEliminacondivido la tua analisi. Mi permetto di dire che oltre alla carenza di comunicazione al paese se non per fatti privati è mancata la nomina di persone con carisma capaci di catalizzare consensi.
E' evidente che l'esperienza Bolla a Verona non ha insegnato niente
caro Paolo,
RispondiEliminacredo che tra le righe tu abbia centrato il punto, molto di piu' di quanto hanno fatto politici nazionali, professori ed esperti a vario titolo che volteggiano sui media italiani;
l'elettorato di destra sa usare il cervello, ed ha visto che alle parole non sono seguiti i fatti.
ed ha agito, dentro il seggio elettorale;
è evidente che i problemi dell'economia della nazione sono l'euro, l'europa e le grane giudiziarie che tengono l'esecutivo in balia di mille piccoli opportunisti;
da quale punto si puo' iniziare per mettere in moto questo cambiamento?
Provo a rispondere a partire dalle ultime condivisioni tenute con lo stesso Paolo Danieli: a mio modesto avviso, si può partire dalla cultura. Un ceto medio per imporsi ha bisogno di una classe dirigente, che 50 anni di bolscevismo han cancellata. (Il ceto medio è stato proletarizzato col lavoro dipendente, e con la deresponsabilizzazione socio-previdenziale targata INPS, SSN e affini). Una classe dirigente esprime una classe politica. Non lasciarsi stupefare dal clangore mediatico, ma leggersi quei pochi quotidiani economici cui fa cenno M. Croce nella Lettera successiva, che è il contraltare della presente, ripartire dai pochi buoni risultati di programma e di governo cui si fa riferimento, fare con ogni mezzo cultura politica della destra, questo può essere un inizio. Allora si comprende quando Paolo afferma che è da qui che il governo, questo governo, proprio il contestatissimo governo di Berlusconi, deve ripartire, anche con misure drastiche. Dal poco di veramente buono che ha fatto. E condiviso con chi lo ha veramente seguito. I necessari tagli, i necessari investimenti, le necessarie misure. E farne capire il senso, che non è penalizzante se non per chi non si è dato mai da fare, chi ha sempre remato contro, chi ha sempre confuso le cose a bella posta per difendere poteri e privilegi, il nuovo clero laico delle cosiddette istituzioni repubblicane, in toga e senza.
RispondiEliminaSi riparte ristabilendo un dialogo con l'elettorato, che si è giustamente espresso, cioè rifacendone classe sociale, quindi classe dirigente, quindi classe politica.
questo sembrerebbe un tipico esempio di politica da prima repubblica;
RispondiEliminaottima dialettica, ma nella sostanza nessun concetto espresso, ed è questa la cosa della quale la gente è stanca, parole, parole, parole, ma fatti niente!
tagli, investimenti, ripresa, "il poco che è stato fatto(ma cos'è nel pratico??)"...tutti concetti astratti, la gente vuole risposte chiare.
io dubito che Paolo possa avvalorare il tentativo di autoaccreditamento con il quale hai iniziato questo post;
come sempre, niente di personale.
Lasciamolo dire a lui... e qui mi fermo, perché non ho la sindrome dell'ultima parola, per mia fortuna.
RispondiEliminaecco, lo stile è confermato, chiudi con il trucchetto dell'ultima parola, veramente, mi sembra di parlare con un rappresentante DC degli anni '80! una cosa giusta l'hai detta, lasciamo che le persone esprimano le loro idee;
RispondiEliminaper il resto, chiudiamo pure, ma non per l'ultima parola, bensì per la mancata parola; nel caso tu volessi finalmente esprimere un concetto chiaro sarà un piacere argomentare, si chiama confronto; ma in mancanza di questo, è vero, è inutile proseguire, quindi, come detto, non parlo di ultima parola, ma aspetto la tua prima parola, la prima concreta su cosa si dovrebbe fare per il paese!
riceviamo e pubblichiamo il seguente commento firmato
RispondiEliminaMahhhhhhhhhhhh
forse sei troppo ottimista, ho paura.
L'elettorato ormai, secondo me, individua sempre dopo qualche anno di governo o malgoverno che sia, nella classe politica al potere le cause degli innumerevoli guai che da ogni parte affliggono tutti. E in questi guai ci vanno con pari dignità della crisi economica anche tutti gli altri che hai citato alla fine, Gheddafi Ruby Osama e anche lo tsunami in Giappone.
Milano? Vogliamo chiederci quanti voti ha perso l'attuale sindaco quando sono emerse le "supposte" agevolazioni al figlio per ristrutturarsi il loft di non so quante migliaia di m2 a Milano? Con poligono di tiro privato?
Ignora forse la Moratti che il popolo votante è composto anche da pensionati, disoccupati e cassintegrati che di quel loft non possono permettersi neppure una maniglia?
Ora tocca, pare, all'altra parte.
La quale farà le stesse cose per qualche anno. Ruberà, corromperà, delinquerà in vario modo. Finchè il popolo, nuovamente esasperato, li manderà a casa.
A meno che prima, per fame, non imbracci le armi.
Speriamo di avere invece ancora per qualche anno un governo di CD che faccia quadrare almeno i conti più grossolani, e, se non la diminuisce, non aumenti la fiscalità. Che sappia scortare la transizione verso un auspicabile "dopo Berlusconi" dove ci siamo anche noi, e siamo forti e consapevoli.
RispondiEliminaSperiamo che l'elettorato non sia così irresponsabile da mandare il Paese definitivamente in rovina con un labile ed esiziale governo di CS; sarebbe dura dopo ricominciare.
Speriamo e lottiamo. E' questo il messaggio forte da mandare adesso.