giovedì 24 febbraio 2011

Lettera Politica 233

Attenti al cibo!
E’ da parecchi numeri che la “Lettera politica” insiste sul costo del cibo, anche se non ne parla nessuno. Alcuni mesi fa, partendo proprio dagli aumenti degli alimenti-base, per la prima volta svincolati dal prezzo del petrolio, avevamo previsto i sommovimenti politici che oggi infiammano l’altra sponda del Mediterraneo. Ora, disponendo di altri dati, li mettiamo a disposizione per un’ulteriore riflessione.
Ai primi di gennaio la FAO ha aggiornato i dati relativi al costo del cibo, che vengono regolarmente misurati sulla base del Food Price Index (FPI), cioè dell’Indice del Prezzo del Cibo.
Questo indice a gennaio è cresciuto per il settimo mese consecutivo, salendo del 3,4 % rispetto al mese precedente, per raggiungere i 231 punti. Questo valore non solo è superiore al valore più alto registrato nel 2008, quando si sono avuti i valori più elevati del decennio, ma rappresenta il valore più alto dal 1990 sia in termini nominali che reali.
L’incremento si è registrato per tutti i tipi di alimenti (cereali, oli e grassi, latticini, riso, etc.) ad eccezione della carne perché la produzione è calata.
Nei paesi nordafricani si è avuto un vero e proprio crollo della produzione. Per esempio, mentre la produzione di cereali è calata del 1,4% a livello mondiale (fonte: FAO, Crop Prospects and Food Situation, n. 4, 2010, p. 1), essa è calata molto di più nei paesi nordafricani. Nel Nordafrica - regione che include l’Algeria, l’Egitto, il Marocco e la Tunisia- essa è scesa in media del 13, 1%, calando rispettivamente del 3,1% in Egitto, del 15,1% in Algeria, del 26% in Marocco e del 52% in Tunisia. Il crollo della produzione e il conseguente rincaro dei prezzi alimentari hanno contributo a destabilizzare i regimi della regione.
Se il prezzo del petrolio si rimette a salire, il prezzo del cibo salirà di conseguenza, e gli scontri e le violenze che finora sono rimasti circoscritti ai paesi nordafricani, potrebbero estendersi al resto del continente Africano, all’Asia e ai paesi più disagiati dell’America Latina.
Riccardo Pelizzo Ph.D.

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