venerdì 4 febbraio 2011

Lettera Politica -227

De justitia…e dintorni


Il cardine della democrazia è che i poteri dello Stato -esecutivo, legislativo e giudiziario- siano indipendenti tra  loro. Mentre mi sono sempre chiesto come possano essere tra loro indipendenti esecutivo e legislativo, dato che uno (Governo) è espressione dell’altro (Parlamento), ho sempre ritenuto sacrosanto che il potere giudiziario deva prescindere da ogni rapporto di subordinazione verso il governo/parlamento,  in nome dell’imparzialità della Giustizia.
Da avvocato mi sono accorto che mentre il potere esecutivo/legislativo è assoggettato alla voluntas del popolo (realizzata attraverso il voto) quello della Magistratura è assoggettato soltanto a …sé stesso. Chi controlla il comportamento dei Magistrati? Il Consiglio Superiore della Magistratura, composto per 2/3 da Magistrati ed 1/3 da laici, eletti dal Parlamento. Quindi la Magistratura è controllata da se stessa.
E che cosa significa Magistratura? Si fa riferimento, con questo termine, solo ai Giudici che emettono Sentenze “in nome del popolo italiano” oppure anche ai Pubblici Ministeri che svolgono funzioni di pubblica accusa. La risposta è ovvia: in Italia Giudicante e Requirente appartengono allo stesso potere autonomo ed insindacabile (se non da stesso), denominato Magistratura.
È giusto allora l’attuale sistema che non prevede la separazione delle carriere tra chi deve decidere e chi deve svolgere le indagini?
E’ giusto che il Giudicante ed il Requirente siano sottoposti allo stesso organo di autogoverno, con la possibilità che un pubblico ministero possa decidere sui comportamenti di un Magistrato che deve emettere Sentenze? Può essere questo completamente libero quando dovrà rendere conto a quello stesso pubblico ministero che ha chiesto un provvedimento di condanna?
E’ giusto che lo svolgimento delle indagini (con tutto quello che ciò comporta anche in termini di pubblicità esterna) sia lasciato al libero arbitrio di un soggetto che non è sottoposto ad alcun controllo popolare che possa valutare la sua condotta?
E’ giusto che un pubblico ministero possa richiedere arresti, sequestri o indagare chiunque gli possa interessare, senza che poi il suo comportamento possa essere suscettibile di controllo da parte di quello stesso Popolo, in nome del quale il pubblico ministero stesso svolge le indagini?
In una parola, come dicevano i nostri padri romani, quis custodes custodiet?
Avv. Roberto Bussinello

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