giovedì 10 febbraio 2011

Lettera Politica-229

Federalismo e storia
Il federalismo, quando se ne parla, viene sempre contrapposto dai suoi detrattori all’unità nazionale.
Dicono: esso deriva dal latino foedus ( patto) e si concretizza quando entità territoriali autonome si accordano per costituirne una federata, ovvero unita attraverso un patto, il foedus appunto. Dal momento che l’Italia è già unita – sostengono- non c’è necessità di questo patto, cioè del federalismo, che per loro è solo un marchingegno per minare l’unità nazionale.
Invece il federalismo serve per l’esatto contrario: rafforzare quell’unità nazionale che poi così solida non è se dopo 150 anni esiste ancora una componente significativa del paese che in cuor suo sogna la secessione.
Ci aveva visto giusto Massimo d’Azeglio quando all’indomani della costituzione del Regno d’Italia sotto lo scettro della dinastia poco italiana dei Savoia esclamò: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani!”  E se dopo 150 anni continua ad esistere una questione meridionale, cui s’è aggiunta una questione settentrionale, se anche al sud si ricomincia a parlare di separatismo, se vaste aree del mezzogiorno infestate dalle mafie costituiscono ancora un problema per il controllo del territorio da parte dello stato, allora vuol dire che quel processo iniziato 150 e più anni fa non è ancora compiuto.
E per compierlo non basta cantare “Fratelli d’Italia”. Bisogna tornare indietro fino a quei giorni nei quali, “fatta l’Italia”, rimanevano da “fare gli Italiani” che, se bisognava farli, non c’erano, perché l’Italia venne unificata con la guerra e non con il consenso del popolo, che restò sostanzialmente estraneo al “risorgimento”. Due saggi intellettuali dell’epoca, Cattaneo e Gioberti, uno laico, l’altro cattolico, avevano indicato la via, più lunga ma  più sicura, del federalismo, per unificare l’Italia col consenso e la partecipazione, ma prevalse la logica aggressiva del Piemonte. E’ stato quello l’inizio dei nostri problemi che 150 anni di storia non sono riusciti a risolvere perché mai affrontati alla radice.
L’Italia si salverà solo se saprà ricominciare da lì, facendo oggi quel patto federale tra italiani che sciaguratamente non venne fatto allora, riconoscendo ragioni e torti, riscrivendo la storia di quei giorni con la penna della verità e non con quella della propaganda, assumendo ognuno le proprie responsabilità, di ieri e di oggi.
Paolo Danieli

Nessun commento:

Posta un commento