venerdì 2 settembre 2011

Lettera Politica 296


Ceto medio  in pericolo


Il ceto medio è il pilastro portante delle democrazie occidentali. Più è numeroso e forte, più la società è stabile. Al contrario i paesi nei quali ci sono grandi dislivelli sociali, con pochi ricchi, una gran massa di poveri e un ceto medio minoritario, sono soggetti a rivolte e cambiamenti traumatici per la mancanza di un equilibrio economico e sociale. Il Sud America è un esempio.
Ne consegue che per perseguire la stabilità, che è il terreno di coltura del benessere, bisogna attuare politiche che attraverso  giustizia sociale,  libera iniziativa e fiscalità  favoriscano e rafforzino il ceto medio.
In Italia, come in tutt’Europa, c’è un grande ceto medio. Da alcuni anni ci sono però dei segnali allarmanti che fanno temere una sua contrazione, attraverso il passaggio dei suoi strati più deboli nella fascia di povertà. Si tratta di pensionati, di piccoli imprenditori e lavoratori dipendenti che a causa della crisi economica e della delocalizzazione hanno perso il lavoro, di giovani disoccupati o sotto-occupati.
Ma a mettere in difficoltà il ceto medio ci sono altri due fattori: sanità e casa.
In Italia, giustamente, l’assistenza sanitaria è garantita a chiunque. Ultimamente però, a causa delle liste d’attesa, molti utenti, per fare un esame o una visita senza dover aspettare mesi, per la quale comunque devono pagare un ticket, sono costretti a farsi visitare a pagamento. Sotto questa forca caudina siamo passati un po’ tutti. Quindi il sistema, gratuito in teoria, nella pratica, fra ticket e visite a pagamento, diventa misto. Ma l’effetto qual’è? La fascia più debole del ceto medio diventa povera, proprio per quelle poche centinaia di euro che deve spendere per curarsi.
Il secondo fattore riguarda la casa. Gran parte degli italiani ne possiede una. Il ceto medio ha capitalizzato nella casa. Solo che diventiamo sempre più vecchi. I vecchi,  a un certo punto, muoiono. E lasciano la casa vuota. I giovani sono sempre meno. E ancora meno sono quelli che possono permettersi di metter su casa. Così gli appartamenti restano vuoti. Conseguenza: aumenta l’offerta e cala la domanda. Risultato: deprezzamento del patrimonio immobiliare. Ovvero di quel tesoretto che il ceto medio si è costruito con anni di lavoro.  A fronte di tutto questo i comuni continuano a rilasciare nuove licenze edilizie.
Il governo di centrodestra, che è in larga parte espressione del ceto medio, ci pensa?
Paolo Danieli

3 commenti:

  1. "giustizia sociale, libera iniziativa e fiscalità"; ma qual'è il rapporto virtuoso fra questi motori di crescita, e fino a quando la fiscalità non ostacola gli altri fattori? destra e sinistra sono 2 diverse risposte alla stessa domanda: chi deve pagare il welfare della classe media, che è uno dei presupposti della sua esistenza? le liste d'attesa in sanità sono congeste perché non esiste una governance del sistema, e si pretende di dare tutto a tutti.
    una domanda ancor più radicale: per ceto medio intendiamo di necessità il mantenutissimo ceto impiegatizio (dall'assunzione protetta al mantenimento dello spesso inutile posto di lavoro, all'assistenza spinta, alla pensione) ovvero la media borghesia produttiva degli artigiani e professionisti che si mantengono tutti gli altri? detto in altri termini, per tornare ai presupposti delle democrazie occidentali definiti nell'ultimo '700: "che cos'è il terzo stato? tutto. e cos'ha contato fino a oggi? niente"
    se il fine è quello di perseguire la stabilità, non tutti i mezzi sono buoni.

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  2. Personalmente non credo che la situazione sia identica in tutte le nazioni europee.
    Per esempio in inghilterra mi ricordo evidente,negli anni 90, il distacco tra il "povero" ed il "ricco" molto più evidente di quello che riscontravo da noi dove la differenza era più spalmata e meno netta.
    Ora mi pare che ci si sia indirizzati verso quello standard anche da noi.
    Mi sono chiesto anch'io del perchè si continui a costruire quando il numero di persone che può comprare casa cala, ed ho concluso che,come facevi notare nella lettera, probabilmente si vuole impoverire il ceto medio deprezzandone il patrimono immobiliare.....ma speriamo sia..."una svista?"
    Da chi pensano di avere voti alle prossime elezioni?

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  3. purtroppo viviamo in un sistema, e l'ultima manovra finanziaria ce l'ha dimostrato con assoluta vivezza, dove libera iniziativa e fiscalità vanno in senso opposto. la politica non è mai riuscita a rinunciare al "socialismo di Stato" intrapreso dagli anni '60 in avanti, che lottizza tra i partiti (le vere forze che si sostituiscono alla società e ne assorbono le funzioni) tutti gli spazi di libera iniziativa, imponendo una concorrenza sleale al privato, cioè alla società stessa. per questo l'Europa ci impone di fare crescita, e noi non sappiamo più neanche cosa vuol dire.

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