Non ho ricordo, nei miei quarant’anni di vita passati tutti a Verona dove sono nato, di
aver visto tante zanzare e tanti topi infestare la città. Il problema, rispetto ai tanti
altri che si fanno sentire in questo momento di crisi, non sarà dei più importanti, ma
va a pesare sulla qualità della vita dei veronesi.
Non so se la voce zanzare e topi rientra nei parametri considerati nello scrivere la
classifica di vivibilità delle città italiane in cui Verona occupa una posizione di tutto
rispetto, tuttavia incide nella percezione di benessere dei cittadini.
L’estate è stata lunga e calda e questo fattore, aggiunto al clima umido della pianura
padano-veneta, ha costituito di sicuro un habitat ideale per zanzare e pappataci che
si sono nutriti abbondantemente del sangue dei veronesi sia di giorno che di notte.
Viene però da chiedersi, data la dimensione del fenomeno, se sia stata fatta
un’adeguata opera di prevenzione e disinfestazione da parte delle strutture
comunali preposte. Hanno raccomandato, questo sì, ai cittadini di evitare di lasciare
acqua morta nei vasi delle piante e di buttare apposite pastiglie dove c’è acqua
stagnante, in modo da bloccare lo sviluppa delle larve degli insetti, ma come si fa?
Non è che uno a casa è dotato dell’occorrente. Il veronese potrà anche togliere
l’acqua dai vasi, ma al resto ci deve pensare il comune, come faceva una volta.
E se la disinfestazione con l’insetticida che si faceva una volta è stata abolita per
non inquinare l’ambiente, c’è da domandarsi se in casi eccezionali come quello di
quest’estate non sia il caso di farla lo stesso, ammesso che non ne abbiano trovati di
eco-compatibili. Perché tanto, l’insetticida spray, lo usano in ogni caso i singoli
veronesi nelle loro case.
E poi ci sono i topi. Qui il clima non c’entra. C’entra piuttosto, visti i risultati, la scarsa
efficacia delle tecniche di disinfestazione utilizzate. A parte i pericoli per l’igiene e la
salute, non è per niente simpatico vedersi attraversare la strada da qualche
pantegana mentre si cammina per le strade, le piazze o i giardini della città.
Leo Ferrari
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