Miozzi difende. Pastorello attacca
Dopo quella del presidente della Provincia è arrivata la difesa d'ufficio di Pastorello, presidente del Consiglio Provinciale di Verona che si è schierato in difesa della sua inutile istituzione. Convinto che la miglior difesa è l'attacco, oltre a dire che le province non si toccano, si è allargato proponendo l'abolizione delle regioni. Sono quelle -dice- e non le province, a pesare di più sulla spesa pubblica. Quindi aboliamo le regioni! Opinione rispettabile come tutte le opinioni, ma anche per questo confutabile. E facilmente.
Il dibattito su come suddividere l'ordinamento statale c'è già stato quarant'anni fa, quando vennero istituite le regioni con l'impegno contestuale di abolire le province, com'era logico. Fu la solita mentalità italica del tira a campà che ha fatto sì che le province siano ancora lì a succhiare denaro per compiti che possono essere svolti senza problemi dalle regioni o dai comuni.
Voler riaprire un dibattito chiuso nel 1970 è quantomeno stravagante e anacronistico.
Senza polemica, bisogna ricordare che fra l'istituzione provinciale e quella regionale c'è una differenza sostanziale, frutto di un'opposta visione dello stato: le province sono funzionali allo stato centralista, essendo una semplice suddivisione amministrativo-organizzativa per meglio gestire il territorio da parte del governo centrale. Le regioni sono invece la naturale articolazione di uno stato federalista o tendente al federalismo, in quanto unità geopolitiche dotate di massa critica tale da consentire loro una funzione sussidiaria nei confronti dello stato, scaricandolo di tutte quelle competenze che possono appunto esercitare i livelli più bassi. In buona sostanza mentre la regione tende all'autogoverno, lasciando allo stato le competenze non delegabili come la politica estera, la difesa, la giustizia ecc. la provincia è una semplice suddivisione amministrativa priva di dimensioni e peso politico significativo. Questo tanto per sapere di che cosa si parla.
Pastorello come Miozzi, ha una posizione opposta a quella del suo partito su un punto programmatico di primaria importanza come quello dell'abolizione delle province. E' un suo diritto. Come è suo diritto essere contrario all'ordinamento regionale e quindi, come logica conseguenza, anche al federalismo. Ognuno è libero di pensarla come vuole. A loro volta gli elettori del centrodestra saranno liberi di chiedersi: che cosa ci sta a fare Pastorello in un partito e in una coalizione che hanno nell'abolizione delle province e nella realizzazione della riforma federale dello stato due punti di forza del loro programma?
Leonardo Ferrari
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