Tosi protagonista
Da quando nel 2007 è diventato sindaco di Verona quella di Tosi è stata un’escalation politica che non si è mai fermata. Con tutta una serie di atti e di prese di posizione e sostenuto da un’abile quanto efficace strategia mediatica, Tosi si è ritagliato un ruolo politico che va ben oltre le mura della città che è stato chiamato a guidare. E pensare che manco lo doveva fare il sindaco! Era assessore regionale alla sanità. Un ruolo di tutto rispetto. Ma lui preferiva fare il sindaco di Verona e, con il supporto di tutta la Lega, allora compatta, pose con decisione la sua candidatura, anche se quella posizione sarebbe dovuta toccare ad un berlusconiano. Nella fattispecie Meocci, bel democristiano di lungo corso amico del Cav.
A forzare il destino fu determinante la riunione organizzata da Brancher, a casa sua a Cisano, dove alla presenza del Berlusca calato dal cielo con l’elicottero i responsabili locali del centrodestra cambiarono cavallo e candidarono Tosi. Scelta vincente, visto che venne eletto alla grande. Ma chissà quanti tra gli ex FI ed ex An si mangiano ancora le mani per quella scelta, viste le tensioni di oggi! E molto probabilmente anche di qualche leghista!
Ma è stata quello lo snodo principale della sua carriera politica. Poi, ovviamente, ci ha messo del suo. Infaticabile, intelligente, pronto, coraggioso Tosi si è guadagnato molte simpatie anche fuori dallo schieramento dei suoi elettori. Non solo. Grazie alla sua telegenia, ad una particolare abilità a gestire la propria immagine ( e ci dici poco di questi tempi?) e alla capacità di dire quello che pensa senza farsi troppi problemi è diventato un personaggio politico di dimensione nazionale.
Ed è a questo punto che sorgono i problemi. Grazie a tutta una serie di dichiarazioni e di atteggiamenti Tosi oggi si trova in una posizione del tutto particolare se non unica: a fare da contrappeso al suo successo personale c’è il rapporto non propriamente idilliaco con Bossi e Berlusconi, che, guarda caso sono i capi. Le posizioni prese all’interno della Lega e le critiche espresse nei confronti del Cav. e del suo governo costituiscono per lui un problema, se non un pericolo vero e proprio. E ne consegue tutta una serie di possibilità. Sarà o non sarà espulso dalla Lega? Diventerà lui il leader della Lega in Veneto o lo faranno fuori come Comencini? Sarà o non sarà appoggiato dal Pdl alle prossime comunali? Sarà lui a decidere questo o saranno gli altri? Si fermerà a Verona la sua ascesa o punterà sempre più in alto? Prestiamo molta attenzione a quel che succede perché potrebbe avere più importanza di quel che sembra.
Leonardo Ferrari
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