La popolarità di Obama
Ogni trimestre, l’istituto Gallup ci informa del tasso di popolarità di cui godono i presidenti americani. La presidenza Obama, iniziata con un tasso di popolarità piuttosto elevato, ha visto scemare costantemente la propria popolarità. Il tasso di approvazione è sceso dal 63 % registrato nel primo trimestre al 44,7 % registrato nel settimo quadrimestre. Negli ultimi tre quadrimestri (8, 9 e 10) il tasso di approvazione ha oscillato fra il 46 e il 46,6 %.
La relativa impopolarità del presidente statunitense è dovuta principalmente al fatto che la crisi economica iniziata nel 2008 faccia ancora sentire il suo morso, che il debito pubblico stia crescendo ad un ritmo vertiginoso, che molti programmi di spesa pubblica anche utili debbano essere o ridotti o eliminati.
Detto questo, gli analisti cominciano a chiedersi se con questo tasso di approvazione Obama riesca a farsi rieleggere nelle elezioni del 2012. Alcuni analisti ritengono che il tasso di approvazione nel decimo quadrimestre non fornisca ancora una indicazione sufficiente per capire se il presidente in carica verrà rieletto o meno. Quattro presidenti più popolari di Obama nel decimo quadrimestre sono stati rieletti, così come lo è stato Reagan che nel decimo quadrimestre della sua presidenza godeva di scarsa popolarità. Per contro, il presidente più popolare nel decimo quadrimestre, Bush senior, non è stato rieletto.
La questione vera mi sembra non verte esclusivamente su quanto popolare sia un presidente, ma anche sulla qualità dei candidati che lo sfidano. Al momento, il partito repubblicano non sembra in grado di esprimere candidature forti che possano sconfiggere Obama nel 2012 e per tanto, a prescindere da quanto popolare sia effettivamente Obama, c’è da immaginarsi che verrà rieletto.
Riccardo Pelizzo
la situazione americana è particolare, c'è il forte rischio che nelle prossime ore ci sia il primo default della storia USA, e sicuramente i repubblicani stanno facendo in modo di mettere tutto sul conto di obama, in termini di gradimento e popolarità;
RispondiEliminasolo che esserne completamente estranei non è facile, io se fossi un repubblicano in questo momento terrei un profilo molto basso, se salta il sistema economico USA la c.... arriva a tutti quelli che l'immaginario dell'elettorato vede presenti al fattaccio;
a proposito, ricollegandoci alle lettere scorse, se le agenzie di rating americane avessero enfatizzato (e/o gonfiato) i presunti problemi delle economie europee per distogliere l'attenzione dai problemi dell'economia usa?
oddio il sospetto che le agenzie di rating parlassero dei problemini europei, per distrarre l'opinione pubblica mondiale dai problemi economici statunitensi è piuttosto fondato
RispondiEliminagià, poi, visto che il default sembra essere un'arma dei repubblicani per affondare obama, potrebbe essere anche il casus belli per declassare le agenzie di rating, che non mi pare abbiano evidenziato questo rischio imminente, per lo meno, non nei termini nei quali sembra apparire
RispondiEliminamanca una settimana al D-day, si potrebbe lavorare in questo senso
se leggo bene il grafico, il debito usa passa da poco meno del 60% a poco più dell'80% con Bush junior. Nei 2 anni e mezzo della Presidenza Obama la crescita del debito ha subito una accellerazione e si sta avvicinando pericolosamente al 100%.
RispondiEliminaPubblico sul tema un carteggio tra me e Riccardo Pelizzo, su sua richiesta (commentavamo l'art. di The Economist sull'Italia).
RispondiEliminaBruxelles, 14 lug. - (Adnkronos) - "Sull'orlo del precipizio". La copertina dell'Economist di questa settimana e' dedicata alla crisi dell'euro con l'immagine di un'Italia prossima a cadere nel vuoto, sotto il peso di una moneta da un'euro. "Inghiottendo l'Italia, la crisi dell'euro e' entrata in nuova fase pericolosa, con la stessa moneta unica a rischio", scrive il settimanale britannico in un editoriale, che individua le cause delle tensioni di questi giorni "nella politica italiana, nella lite sulle nuove misure di austerity tra il premier Silvio Berlusconi ed il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, contro il quale si e' scagliato con insulti da cortile". A questo si aggiungano "i timori sul debole tasso di crescita italiano" e cosi' si capiscono "le preoccupazioni degli investitori sulla capacita' del governo italiano di sopportare il suo debito enorme", sottolinea l'Economist. Che chiede all'Italia di "approvare il bilancio rapidamente ed anche di portare a termine le riforme strutturali da tempo necessarie", ricordando che la sfida non e' solo quella dell'"austerita' fiscale, ma anche di far crescere l'economia". L'eurozona, invece, potrebbe dare "un aiuto nel breve periodo", attraverso l'acquisto di bond italiani da parte della Bce ("difficile politicamente dal momento che il prossimo capo della Banca centrale europea sara' Mario Draghi)" ed ampliando il campo d'azione del fondo salva-stati, permettendogli di emettere eurobond, sostiene l'Economist. Si tratterebbe di "un salto in avanti politicamente enorme, in particolare per la cancelliera tedesca Angela Merkel", ammette l'Economist, ricordando che la Germania "si e' fermamente opposta ad ogni soluzione che possa prevedere trasferimenti senza limiti agli irresponsabili Paesi del sud". "Non e' un'opzione piacevole - ammette il settimanale - Ma l'alternativa potrebbe essere la fine dell'euro. E questa e' la terribile lezione di questa settimana".
Ergo, la retrodomanda che tutti attanaglia viene ad essere: questa benedetta governance europea della quale G. Tremonti è paladino, è espressione di buon governo (avvedutezza di spesa e mantenimento dei profili fiscali entro un certo raggio), oppure degli interessi speculativi di un torbido assembramento che vuol convincerci al risparmio per meglio derubarci? Il dubbio è lecito, librato tra il legittimo sospetto e la franca mania persecutoria.
RispondiEliminaIn altri termini, la domanda potrebbe essere: se esiste realmente questa minaccia degli "attacchi" di mercato ai Paesi e all'Unione, è possibile che nessuno riesca a fermarli? E' questo che dà un sapore di cospirazione alla faccenda. Sa di Protocolli dei savi anziani...
RispondiEliminamolto interessante!
anche se confesso che come sempre l'economist quando parla d'italia è di una banalità estrema. allora, le questioni vanno distinte: il pericolo speculativo esiste, ma i paesi possono far poco. la quantità di denaro che possono essere mosse dai mercati finanziari eccedono di molti ordini di grandezza le quantità di denaro che possono essere mosse dagli stati.
per fare un esempio concreto: la quantità di ricchezza generato dai derivativi e i buchi generati dai derivativi tossici ammontano a molti anni del PIL mondiale.
per cui l'idea che uno stato con la propria banca centrale, si veda l'esempio ciampi del 1993, o un insieme di stati possano contrastare gli attacchi speculativi è abbastanza irrealistico.
la speculazione non nasce dalla cattiveria degli speculatori o da intenti cospiratori, nasce molto più banalmente dal fatto che alcuni paesi sono finanziariamente disinvolti, hanno deficit alti, hanno debiti pubblici alti, crescita bassa, inflazione...etc.
la speculazione segnale unicamente l'esistenza di debolezza.
per cui anzichè scomodare cospirazioni, cospiratori, burattinai come hanno fatto alcuni lettori della LP, basterebbe limitarsi a ringraziare chi ha fatto il debito, chi ha dissipato le risorse, chi ha malamministrato.
E' esattamente quel che intendevo facendo "l'avvocato del diavolo". Ed è esattamente quel che intendo quando aggredisco con violenza il patto intergenerazionale. E' la vecchia domanda degli scettici: ma questa massoneria sono i skei o è un piano di dominio mondiale? Tutti sanno che c'è un Bilderberg, una Trilaterale, un'alta finanza anche ebraica, e meno gente sa quante lobby anche pseudoumanitarie e buoniste (ONU e addentellati) ci stanno dietro. E il giudizio che impera è una proiezione finanziaria che ha bisogno di consensi ed entusiasmi. Alla fine è come dicevamo noi passeggiando: a forza di introdurre tutele e paracadute sociali, il sistema dei Paesi europei (soprattutto l'Italia) ha finito per diventare marxista, e ha fatto debiti a non finire. E li stiamo pagando noi.
RispondiEliminaproprio così, paradossalmente i colpevoli per lo sfacelo sono i vecchietti e le vecchiette che prendono pensioni alte oggi, che ieri si sono arricchiti facendo una voraguine nei conti pubblici, e che oggi dicono a noi ch li manteniamo che non abbiamo voglia di fare un cavolo...
a singapore o in australia i conti sono a posto, perchè vengono pagate sono pensioni minime ai poveri, gli altri si devono arrangiare e pertanto non sono un costo per lo stato
purtroppo l'alta finanza, come ho detto più volte anche a Paolo, è in mano ai protestanti...
il problema sta venendo a galla
RispondiEliminasi corre, come sempre in questi casi, il rischio di essere additati come antisemiti ma se si cerca di dare un nome alla speculazione finanziaria vengono fuori quasi sempre questi personaggi
http://it.wikipedia.org/wiki/George_Soros#Critica_delle_attivit.C3.A0_finanziarie
questo personaggio che vive speculando ha lui stesso per primo fatto questa considerazione:
"Rifletto molto anche sul mio ruolo perché il nuovo antisemitismo afferma che gli Ebrei governino il mondo... Come involontaria conseguenza delle mie attività... Contribuisco anche io a questa credenza"
basta togliere l'aggettivo "involontaria" e poi il discorso è estremamente fedele alla realtà;
e i sistemi per bloccare la speculazione ci sarebbero, ma "stranamente" non vengono adottati;
il personaggio di cui sopra quando ha deciso di affondare la sterlina ha immesso sul mercato in un solo giorno piu' di 10 miliardi di dollari in sterline, allo scoperto, lui ha guadagnato una montagna di soldi, ma un'intera nazione ci ha rimesso;
a noi comuni mortali per avere un minimo di fido in banca ci fanno sudare, e poi lo stato ci chiede di motivare tutti movimenti superiori ai 10.000 euro, questo muove 10 miliardi di dollari virtuali (allo scoperto) e nessuno dice nulla; iniziamo a dare un nome e cognome ai parassiti, così sarà più facile mettere un freno alle loro ruberie
Tutti sanno anche che esiste un WTO, una affermazione apodittica della dittatura di mercato sugli Stati sovrani. Si è creato, a quanto pare, un mostro finanziario che nessuno è in grado di controllare, perché vola sulle nostre teste. Si sa solo che indebolirsi vuol dire esporsi agli attacchi. Ci sono persone che giocano col nostro destino, perché possono movimentare masse imponenti di capitali. E' stata creata la franchigia e il libero movimento, ma non è stata pensata una funzione di polizia internazionale per evitare gli attacchi ai Paesi. Questi ladri internazionali vengono lasciati a piede libero perché non esiste un'istituzione in grado di riconoscerli e perseguirli. Quindi, come dice Riccardo, l'unico mezzo per difendersi è diventare più forti al proprio interno. E magari, se è possibile, creare delle partnerships fra Paesi per la difesa comune (come probabilmente si sta tentando di fare per la Grecia)
RispondiEliminadifendersi? e perchè non attaccare? messa giù in questi termini sembra una bandiera bianca
RispondiEliminaServe un'azione in 2 fasi: da un lato sistemare i conti e mettersi al riparo della speculazione, dall'altro concertare l'adozione di norme volte a ridurre gli attacchi speculativi.
RispondiEliminaNon si tratta di bandiera bianca, si tratta di accettare un fatto che ci può piacere o meno ma che è purtroppo innegabile, ovvero che la globalizzazione dei mercati, delle informazioni, la creazione e il rafforzamento di organi supranazionali hanno eroso la sovranità statale --pertanto i singoli stati non sono più in grado da soli di proteggeri. Ecco perchè, come dice giustamente Carlo, serve creare delle partnerships.
capisco ma, se guardiamo i fatti recenti o meno la situazione è un po differente;
RispondiEliminasoros ha attaccato la sterlina, quindi Londra, e Londra ha ben più di partnerships, ha il commonwealth, dove, solo citando i maggiori, fanno parte Canada, Australia e Nuova Zelanda, ma nemmeno questo è servito;
che partnership affidabili può avere l'Italia? la Germania? no, sta vendendo in queste ore i nostri titoli di stato;
la Francia o l'Inghilterra? direi di no, visto che hanno fatto scattare la guerra in libia per sostituirci come partner commerciale primario di quel paese ricco di idrocarburi;
ci catalogano nei pigs, Portogallo Italia Grecia Spagna....ma è un'arma di difesa? direi di no...
il problema secondo me è che siamo attaccati da due lati, la speculazione sul piano finanziario, i wasp, white anglo saxon protestant (e sionisti aggiungerei) dall'altro l'aggressione commerciale dei paese emergenti, cina in primis;
come fa uno stato a difendersi se rinuncia al suo comparto produttivo e se i suoi debiti sono come alghe tra le onde?
credo che il primo problema in assoluto sia la politica commerciale comunitaria, votata solo a favorire il commercio e non la produzione; lo si vede dal fatto che ormai vi sono intere categorie di prodotti che non è piu' possibile trovare, anche volendo, come made in Italy;
se uno stato non protegge la sua industria può solo accumulare debiti, e sicuramente non potrà mai difenderli dalla speculazione quei debiti
l'analisi, credo, sia giusta: noi siamo nel emzzo della speculazione WASP da un lato e dall'attacco commerciale dei paesi emergenti. questo è indubbio. bisogna ricordare però che il capitale con cui molti dei paesi emergenti stanno emergendo è capitale europeo che viene portato là da imprenditori a cui dei nostri paesi non importa nulla.
RispondiEliminasoluzioni per limitare il problema e per non incorrere in eventuali sanzioni WTO ci sono, ma non c'è la volontà da parte dei nostri politici e imprenditori di adottarle.
quanto alle partnership, secondo me servono. l'unione europea potrebbe essere un buon punto di partenza e potrebbe legiferare in materia. se poi l'UE abbia voglia e volontà di fare una cosa del genere è tutto un altro discorso.
il problema è proprio la comunità europea, bruxelles puo' essere definita come un'associazione a delinquere di stampo europeo; è un covo di lobbysti al servizio delle multinazionali commerciali; i nostri imprenditori ormai sono costretti ad andare a produrre la, e quando ci vanno sono comunque dei vasi di coccio in mezzo ai vasi di ferro, vista la legislazione cinese, perchè comunque è la cina il problema principale; loro applicano un capitalismo di stato basato su tutti i possibili metodi scorretti, come il dumping sociale, finanziario ed altro; l'europa sta togliendo tutti gli scudi doganali (dazi) senza ottenere che la cina faccia altrettanto; in europa arriva praticamente il 95% della merce allo stato finito, pronta alla vendita, mentre ad esempio negli USA la maggior parte della merce arriva come semilavorato, in quanto impongono che almeno una parte della produzione venga fatta in loco; L'europa ci obbliga ad accettare tutto senza limiti, ci costringe ad avere una moneta troppo forte che rallenta l'export e poi ci carica una bella montagna di multe e cose simili (vedi quote latte)
RispondiEliminaha senso essere in europa? per tornare all'argomento iniziale, obama persegue il suo programma, i repubblicani i loro scopi, ma sempre finalizzati al benessere degli stati uniti; noi sembriamo una ciurma di sbandati che prendono legnata da tutte le parti e non contenti reagiamo dandocene altre tra di noi stessi...
non è un bel programma per il futuro
notizia sulla stampa di oggi: quando Prodi ha scoperto che la Germania vende i nostri titoli, gioca al massacro, rischia di far saltare l'Euro (addossando a noi e agli altri pigs la responsabilità), ha detto: così viene meno il patto di solidarietà.
RispondiEliminaSi accorge solo oggi che la Germania è poco solidale?
Sul fatto che poi noi abbiamo una classe politica inetta, disonesta, e fondamentalmente anti-italiana, non ci possono essere dubbi. Così come non ci sono dubbi sul fatto che l'Unione Europea così com'è strutturata, organizzata, e guidata, non va bene.
Se avessimo dei leader quasi competenti e con un briciolo di autorevolezza, potremmo chiedere di rivedere quello che non va nell'unione e di ri-negoziare accordi oggettivamente iniqui. Ma il vero problema italiano è questo: la classe politica non è all'altezza dei suoi compiti. Ecco perchè più legnate pigliamo dall'estero, più ce ne diamo tra di noi. Un gran brutto spettacolo.
già, a parte il fatto, che molti ignorano, che tutte le direttive europee potrebbero essere disconosciute;
RispondiEliminainfatti sul sito europa.eu è vero che tutte le leggi vengono pubblicate in tutte le lingue dell'unione, ma i lavori preparatori di queste leggi vengono pubblicate solo in inglese e francese, e questo contrasta pienamente con il concetto di uguaglianza del trattato europeo;
è vero che la nostra classe politica è quasi tutta impresentabile, a sinistra per motivi impliciti della loro ideologia, a destra per il fatto che la meritocrazia non esiste e sembra continuare a non esistere;
credo che le persone di destra sia d'obbligo contestare questo, ma dall'interno, lasciando perdere scissioni o altro
Emiliano, hai ragione su tutto!
RispondiEliminati ringrazio, ma sono concetti sulla bocca di tutti, bisognerebbe solo trovare il modo di farli ascoltare a chi decide, o di vettorializzarli tramite chi puo' andare a decidere...
RispondiEliminate lo immagini che effetto avrebbe solo la richiesta. da parte del governo italiano, di rivedere le direttive fin qui emanata, sollevando il giusto problema che solo i francesi e gli inglesi le hanno potute studiare prima della pubblicazione?
sarebbe forse una boutade, ma andrebbe a normalizzare un po gli equilibri nella bolgia di bruxelles
Se si arrivasse a un governo centrale europeo in grado di commissariare i Paesi inadempienti (esattamente come avviene oggi all'Italia da parte di Geithner, Sarkozy e Merkel), come si commissariano le Regioni in rosso, si potrebbe tornare a quel concetto di "Europa a 2 velocità" che consiste in un Außenring di Stati satelliti intorno all'innere Kern dell'Europa centro-settentrionale (che potrebbe comprendere allora anche l'alta Italia). La domanda è: perché l'equilibrio di sistema deve essere sconvolto e reso aggredibile da Paesi e realtà locali (regionali) che non rispettano i parametri? Anche questo si potrebbe intendere per partneship.
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