domenica 24 luglio 2011

Lettera Politica 279

Delitto e castigo

In Parlamento si sta discutendo la riforma del sistema penitenziario che ha nel sovraffollamento degli istituti di pena  il problema più urgente da risolvere. Essa tuttavia spinge a più profonde riflessioni sul senso del risentimento penale nei confronti di chi delinque. Tanto più che il cosiddetto valore aggiunto della componente riabilitativa e rieducativa della detenzione carceraria, alle attuali condizioni, è sottoposto ad aspre critiche e a un serio riesame.
Allo stato dell’arte, il provvedimento di pena comporta una spesa (mantenimento, gestione, spazi, personale di polizia, amministrazione, sanità, volontariato, e quant’altri soggetti coinvolti) che costituisce una beffa che si aggiunge al danno perpetrato nei confronti della società danneggiata dagli eventi criminosi. In altre parole, dopo aver subito il danno, dobbiamo anche mantenere a far niente chi ci ha danneggiato.
Sarebbe tempo di passare, visti i bilanci di Stato e le relative Manovre di aggiustamento cui tutti siamo chiamati a contribuire, da un sistema penale a un sistema risarcitivo: chi ha danneggiato deve pagare. E mantenersi così da sterilizzare le spese di detenzione. A maggior ragione se chi ha fatto danni viene dall’estero, e non ha mai contribuito al benessere e alla ricchezza della nostra comunità, ma è venuto solo nella prospettiva di delinquere, in maniera sporadica oppure organizzata, magari per sfuggire a sistemi di pena ben più aspri e suasivi.
Dobbiamo smettere di essere il Paese dei balocchi, se la Repubblica è fondata sul lavoro, allora chi ci ha danneggiati lavori così da risarcirci. E cominciare a presentare anche all’esterno un volto di serietà e credibilità che nella congiuntura di crollo universale dell’accreditamento internazionale, non può che giovarci, oltre che rappresentare un vigoroso deterrente all’ingresso nei nostri confini della feccia del mondo.
Carlo Matteo Peruzzini

1 commento:

  1. come non condividere? l'unico punto da trattare con attenzione è che non si corra il rischio che il lavoro dei detenuti (normalmente piu' economico) non faccia concorrenza a quello della gente onesta;
    avevo scritto qualcosa a riguardo, nella lettera politica 13/2011
    "La soluzione potrebbe essere molto semplice, fare 1 o 2 raccolte alla settimana senza differenziare, e poi fare la cernita dei rifiuti in strutture adeguate, dove il lavoro manuale verrebbe svolto dai detenuti, che così pagherebbero realmente il loro debito con la società!
    Esistono già aziende private che svolgono questa attività, che quindi puo' generare un reddito (considerando che ora sono redditizie pagando operai, con i detenuti i costi diminuirebbero);
    il gettito di tale soluzione potrebbe essere distribuito tra il servizio raccolta ma anche utilizzato per pagare i danni che il reato del detenuto ha causato, quindi ancora tutelare la cittadinanza onesta;
    l'ultimo aspetto positivo sarebbe che rendendo i detenuti una fonte di guadagno si rivolverebbe il problema del sovraffollamento delle carceri e delle scarcerazioni facili.
    È noto che quando una situazione non ha utilità è sempre un problema, mentre quando diventa una fonte di reddito se ne sente sempre la penuria"

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