mercoledì 6 luglio 2011

Lettera Verona 32/11


Piano urbanistico e case vuote
Sono anni che si parla di riconvertire Verona Sud, l’ex Z.A.I., acronimo di zona agricolo industriale, ormai quasi del tutto abbandonata dalle attività produttive e commerciali che l’avevano animata nell’ultima metà del ‘900.  Effettivamente gran parte di quella vastissima area che va dal casello autostradale di Verona Sud al cavalcavia di Porta Nuova è costituita da strutture produttive, edifici e capannoni dismessi e se non ci si sbriga ad attuare un progetto di riconversione urbanistica  rischia di cadere preda del degrado. L’esempio di cosa è successo alle ex.cartiere Fedrigoni, lasciate abbandonate per anni, è ancora vivo nella memoria dei veronesi: erano diventate, prima della demolizione decisa dall’attuale amministrazione comunale, rifugio per drogati, spacciatori, delinquenti e immigrati clandestini ed ogni tanto ci scappava anche il morto.
Bisogna assolutamente impedire che succeda altrettanto per l’ex Zai.  Anche perché la zona è la principale porta d’accesso alla città per chi viene da fuori e Verona, quarta città turistica d’Italia, non può permettersi di avere un biglietto da visita così sconveniente.
E’ quindi molto positivo e fa ben sperare che l’assessore Giacino abbia presentato in questi giorni il nuovo piano urbanistico in cui è disegnato, tra l’altro, il nuovo volto da dare a Verona sud. Viene però da porsi una domanda che investe una problematica generale. Nel progetto di riqualificazione dell’ex Zai sono previsti insediamenti abitativi?
La domanda può sembrare banale. Ma non lo è. Essa è, al contrario, conseguenza di una preoccupazione che guarda lontano. Nella nostra città ci sono migliaia di appartamenti vuoti. Notizie di stampa parlavano che nel solo quartiere di S.Michele ce ne sarebbero addirittura 600, appena costruiti. Lo stesso vale per gli altri comuni della provincia. D’altra parte la demografia non è un’opinione. La società è sempre più vecchia. E i vecchi, per quanto sempre più tardi, a un certo punto muoiono. E lasciano la casa vuota. Di giovani invece ce ne sono sempre meno. E sono pochi quelli che possono permettersi di metter su casa. Così gli appartamenti restano vuoti. La conseguenza è che c’è grande offerta di case, poca domanda. Risultato: deprezzamento del patrimoni immobiliare. Ovvero di quel tesoretto che il ceto medio si è costruito con anni di lavoro.
Costruire nuove case, in ultima analisi, significherebbe dare un altro colpo al ceto medio, cioè alla gran parte dei veronesi.  Capito?
Leonardo Ferrari


Casella di testo: Lettera n. 32Rettangolo arrotondato: Casella di testo: Verona

1 commento:

  1. Carissimo Leo,
    porto alla Tua attenzione un altro fatto: vivendo in centro, il mio transito per piazza Erbe è frequentissimamente turbato da parassiti nullafacenti di ogni provenienza che con la scusa di domandar firme per questa o quella causa pseudo-benemerente, chiedon soldi, con una insistenza insolente e disgustosa. Come fa il già nominato ceto medio a riconquistarsi il suo ruolo e i suoi spazi, in questa montante sottoproletarizzazione della società?

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