martedì 19 luglio 2011

Lettera Politica 278

Critici vs adulatori

Se giornali come Libero e Il Giornale criticano il centrodestra qualcosa vorrà pur dire. Quelli che li avevano accusati, in occasione dello scandalo della casa di Montecarlo, di essere il megafono di Berlusconi,  sono serviti. Se davvero fossero stati al servizio del Cavaliere, col cavolo che adesso criticherebbero il governo. E invece lo criticano. Allora, se sono liberi oggi vuol dire che lo erano anche ieri. E ben venga la critica. Serve a riportare alla realtà. Alla corte del re gli adulatori non mancano mai. Il canto di tuttovabenmadamalamarchesa  accompagna sempre il declino dei sovrani. Ragion di più per criticare. Se poi lo si fa a fin di bene e per costruire, meglio ancora.
Anche perché non si può far finta di non vedere lo scollamento che si è creato tra il popolo del centrodestra, quello che aveva dato al governo Berlusconi una delle più ampie maggioranze della storia repubblicana, e i suoi eletti. Il feeling tra il popolo della libertà e il Cavaliere non è più lo stesso di un anno fa. Basta parlare con la gente. La causa  non è il bunga-bunga, ma il sogno non realizzato di un’Italia più moderna, con meno parassiti, meno tasse e più, o almeno uguale benessere.
Per colpa di chi? Di Berlusconi? Del paese che non risponde perché la modernizzazione non s’addice all’Italia? Della sfiga?  Fatto sta che le promesse non sono state mantenute, che il futuro appare sempre più incerto e che adesso hanno anche dovuto mettere le mani nelle tasche degli italiani. Berlusconi è stato il miglior premier  possibile. E probabilmente lo è ancora, viste le alternative. Proviamo ad immaginare solo per un momento se al governo, in un periodo nero come questo, ci fosse stato Prodi o Bersani o Vendola o qualcuno del loro giro! Ma alla fine sono i risultati quelli che contano. E per tutta una serie di fattori negativi, nazionali e internazionali, lo stesso Cavaliere, dopo aver annunciato che rimarrà in sella fino al 2013, dice che non si ricandiderà più a premier.
E allora che cosa succederà? Come al solito non si può sapere. Tutte le possibilità sono aperte. Certo sarebbe stato tutto più facile se il Pdl, invece di essere un partito leggero, un po’ comitato elettorale e un po’ movimento d’opinione, fosse stato un partito pesante, con una struttura radicata sul territorio, con tanto di sezioni, congressi, dibattiti, partecipazione degli iscritti. Invece continua ad essere un partito degli eletti, molte volte dei nominati. Ma questi, abbiamo detto, sono scollati dal popolo. Anche da quello della libertà. E così il ciclo ricomincia. E non è un ciclo virtuoso.
Paolo Danieli

1 commento:

  1. personalmente credo che la gente si stia allontanando dal pdl solo perchè ha capito che si tratta di un'azienda, non di un partito; del resto, tolti gli interessi personali dei maggiori esponenti (che vanno dalle leggi ad personam alla sedia da tenere occupata a suon di glutei)che valori esprime il PDL?
    l'MSI nasceva come un germogliare dal tronco del ventennio tranciato dalla tempesta, aveva i valori, era la radice viva e vegeta che alimentava il futuro; ma il PDL? a dirla tutta si potrebbe pensare che abbia retto fin'ora solo per il crollo del comunismo dei primi anni 90, se ci fosse stata una sinistra tosta come quella degli anni 70 quanto sarebbe durato il PDL? un mezzo mandato?
    recentemente sono stati palesi gli attacchi del PDL a Tremonti, anche l'intervista concessa da berlusconi a repubblica, dove diceva "lui non fa gioco di squadra", non bisogna essere statisti per capire che gli rinfacciava di essere l'unico ministro del PDL che non fa le accorate comparsate istituzionali, dove 3/4 ministri lo difendono a spada tratta anche quando è indifendibile....
    non si deve confondere la causa con l'effetto, se non c'è una classe dirigente credibile è solo perchè andava bene così, e deve continuare ad andare bene così, perchè servono dei burattini al PDL, in modo da poter tirare i fili da dietro alle quinte;
    la gente valida nella destra c'è ancora, ma se ne sta in disparte, per scelta o per costrizione;
    se la destra vuole un futuro deve mettere in discussione berlusconi prima che lui si celi dietro le quinte altrimenti continuerà, purtroppo, ad essere l'ombra di se stessa

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