martedì 12 luglio 2011
Lettera Politica 275
Il disagio e la sfiducia precedono sempre gli sconvolgimenti politici
Immagino che il lettore italiano abbia poca familiarità con i miei lavori apparsi in riviste scientifiche di lingua inglese, ma gli eventi degli ultimi giorni mi hanno convinto a riprendere riflessioni che avevo fatto in saggi apparsi nel corso degli anni.
Prima riflessione. Quando gli elettori ritengono, a torto o a ragione, che le forze politiche rappresentino una casta, che siano sordi alle esigenze del paese e che si preoccupino solo di fare i propri interessi, esprimono il proprio disagio disertando le urne, votando scheda bianca, annullando la scheda elettorale o votando per forze di protesta.
Seconda riflessione. Il cattivo andamento dell’economia dà forza sia ai movimenti di protesta passeggera, come può essere il movimento di Grillo oggi, sia a movimenti, gruppi, e partiti anti-sistema che in passato hanno destabilizzato i regimi democratici quali quello di Weimar, del Cile o della Spagna repubblicana. Le cattive condizioni economiche fanno sorgere dei dubbi nella popolazione sulla effettiva capacità del sistema politico di risolvere i problemi e rendono più appetibili le alternative radicali e/o rivoluzionarie. Per cui le cattive condizioni economiche, quali ad esempio l’iperinflazione o la iperdisoccupazione, non sono solo un problema economico e sociale, ma sono anche un problema politico: creano un rischio per la sopravvivenza del sistema politico. Cinquant’anni di ricerca politologica ci hanno insegnato infatti che i sistemi politici fanno più fatica a sopravvivere in assenza di benessere materiale.
Terza riflessione. Mentre vari motivi di insoddisfazione hanno già spinto molti europei a votare per partiti di destra estrema, un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche, un ulteriore calo della qualità della vita, o una eventuale pauperizzazione delle classi medie, potrebbero rivitalizzare il radicalismo di sinistra che, con il fallimento del sistema sovietico, aveva perso molta della propria credibilità.
Per evitare ciascuna di queste conseguenze, è auspicabile che governo e imprenditori trovino il modo di rilanciare una economia da troppo tempo anemica.
Riccardo Pelizzo
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in questi giorni sta per essere approvata la legge sul testamento biologico, e, tanto per cambiare, la destra si sta ancora allontanando da quello che vogliono i cittadini;
RispondiEliminatutti i segnali ricevuti fin'ora dicono che la gente vuole esercitare il proprio libero arbitrio, vuole votare ai referenda, vuole scegliere i candidati, vuole insomma decidere con la propria testa; e nuovamente dal governo arriva un segnale diametralmente opposto, della serie decidiamo noi per voi, che vi piaccia o no! la cosa in questo caso è estremamente antidemocratica, in quanto non vengono minimamente intaccati i diritti di chi vuole avere ogni sforzo medico per rimanere "in vita", a qualsiasi condizione; ma si priva il cittadino che non vuole correre il rischio di diventare una larva in un letto di tutelarsi da questa eventualità; basta parlare con la gente, per capire quale sia il sentore dell'elettorato a riguardo, se poi si considera che in un ipotetico referendum un elettore nel privato del seggio sia ancora piu' deciso a tutelare il proprio libero arbitrio(facile immaginare che la sinistra inizi a raccogliere le firme appena approvata la legge....)
la domanda è semplice, come mai il centrodestra fa di tutto per allontanarsi sempre di piu' dagli elettori?
forse si dovrebbe cambiare strategia, si dovrebbero valutare i problemi da affrontare, e dopo fare l'esatto opposto di quella che è l'indicazione di partito, forse così si riuscirebbe a riavvicinarsi agli elettori
sul sito de Il Giornale c'è un sondaggio riguardo il testamento biologico, e da un 70% contrari alla legge varata dalla camera e un 30% a favore, ma logicamente è una percentuale del nostro elettorato, quindi il divario se si considerasse tutto l'elettorato sarebbe ancora maggiore, ipoteticamente potrebbe arrivare a un 85-15%....
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