venerdì 8 luglio 2011
Lettera Politica 273
Il costo del cibo continua a crescere
Nel corso dell’ultimo anno mi sono permesso di tornare più volte sul costo del cibo e sulle sue conseguenze politiche che vanno dal semplice disagio sociale, in paesi ben costituiti, alle tensioni, agli scontri, alle guerre civili in paesi che hanno un fragile assetto statuale. Le crisi che hanno scosso molti paesi nordafricani dall’inizio dell’anno sono state tutte occasionate dall’insostenibile costo del cibo.
Come tutti i mesi, la FAO ha diffuso i dati relativi al costo del cibo. Il quadro che emerge è piuttosto chiaro: il prezzo del cibo è rimasto grosso modo invariato rispetto al mese scorso, ma è superiore al prezzo del cibo registrato nel giugno 2010 di circa il 39%. Il che vuol dire che a parità di spesa il consumatore compera quasi il 40% in meno di quanto comperasse un anno fa o che per comprare una quantità analoga deve spendere quasi il 40% in più.
Se anziché guardare ai valori aggregati dell’indice, guardiamo invece all’andamento dei prezzi per categoria. Scopriamo tre tendenze: il prezzo di alcuni beni quali i cereali, gli olii e i grassi ha subito una leggera flessione nell’ultimo mese, il prezzo di carni e formaggi ha subito un leggero incremento da maggio a giugno, mentre si è avuta una crescita del 14% del prezzo dello zucchero.
I dati del lungo termine ci mostrano un quadro diverso: il prezzo di tutti i beni è significativamente più alto di un anno fa. La crescita maggiore riguarda i cereali il cui prezzo è salito del 71 % in 12 mesi. Se anche i prezzi crollassero nella seconda parte dell’anno, il prezzo medio del cibo su base annuale finirebbe comunque con l’essere superiore a quello registrato per il 2008.
Questo significa che nonostante un marcato crollo del prezzo del greggio, responsabile anche per l’impennata del prezzo del cibo nel 2008, i prezzi dei prodotti non calano. Pertanto è lecito supporre che un eventuale rincaro del petrolio potrebbe spingere il prezzo del cibo a livelli preoccupanti e generare nuove tensioni sociali.
Riccardo Pelizzo
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
in effetti è vero, e la cosa peggiore è che sono situazioni silenti, che se non vengono sollevate si rischia quasi di non notarle, se non quando non si arriva a fine mese senza sapere perchè.
RispondiEliminadal mio modesto punto di vista il motivo ha un solo nome: lobby!
sono le molteplici lobbies, che controllano i carburanti, che contgrollano i mercati, la speculazione ovunque (e cosa recente, da un paio di anni a questa parte che i giochetti speculativi siano arrivati anche nei mercati alimentari...);
il problema maggiore è che oggi il peso maggiore, la forza decisionale è nelle mani di una categoria che a tutti gli effetti è quella che fa meno e che guadagna di piu', i commercianti (a tutti i livelli logicamente); a cosa si deve, se non alle lobbies commerciali se l'europa pone dei limiti alla produzione del latte in Italia ma poi autorizza massicce importazioni di latte in polvere dalla nuova zelanda (che poi ce lo ritroviamo pure nei formaggi...)??? come le coscie di maiali di provenienza ignota che vanno a diventare prosciutti di parma, oppure il succo d'arancio che arriva in "melassa" dal brasile, solo che poi a noi costa sempre 2,50 euro a litro, e i nostri contadini del sud lasciano gli agrumi sugli alberi perchè glie li pagano qualche centesimo al KG; da 2 kg di arance si ricava 1 litro di succo? credo di si, e se con 40 cent di materia prima si vende a 2,50 al litro, quant'è il guadagno della filiera? piu' o meno il 675%... tenendo conto dei costi di produzione ipotizziamo un 350%? tenendo conto che su internet i privati possono acquistare le arance dal produttore a 0,50 euro/kg..comprandone solo 10kg quanto poco costa la schifezza brasiliana?
2 anni fa ho fatto l'analisi dei costi di produzione per un mio cliente, su una moto 900cc prodotta in Italia, il rapporto era 1 a 2, cioè la moto in vendita a 13500 euro costava in produzione poco meno di 7000; c'è anche da tenere conto che una moto ha 2 anni di garanzia, quindi costi aggiuntivi che il produttore si accolla, quindi è decisamente sotto il 100% di guadagno totale della filiera commerciale; perchè allora 1 litro di spremuta di arance non costa 1 euro o giù di li? perchè l'antitrust sembra non funzionare?